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Sport domenica 13 gennaio 2019 ore 09:59

Il pugilato a Piombino

Foto di repertorio

Su #tuttoPIOMBINO Gordiano Lupi ripercorre la storia del pugilato a Piombino con nomi e aneddoti dal 1921 al primo titolo professionistico



PIOMBINO — La storia del pugilato a Piombino è stata raccontata molto bene in due volumi scritti da veri intenditori: Pugilato a Piombino - La nobile arte, 1920 - 1980 (a cura di Mapak e P.B. Sugar) e La storia della boxe a Piombino - 60 anni di sport 1923 - 1983 (a cura di Marcello Guastini). Nell’economia di questa trattazione non mi resta che rimandare a tali volumi per gli approfondimenti, mentre mi limiterò a doverosi cenni storici, perché il pugilato è una disciplina importante che nel corso degli anni ha regalato diversi campioni cittadini. 

Tutto nacque nel 1921, l’Italia era da poco uscita dalla Grande Guerra, erano tempi di grandi cambiamenti sociali, ma in campo sportivo accadde che un ragazzo piombinese scoprì il pugilato mentre faceva il militare a La Spezia. Warino Minuti è stato il mentore della boxe locale, colui che apprese durante una scazzottata tra un gruppo di marinai inglesi a tre ragazzi italiani la nobile arte. Fu in un’osteria, dopo una bevuta di vino che scoppiò una rissa tra inglesi e italiani, quando il Minuti si rese conto che tre marinai si erano messi in posa come manichini, sfoggiando uno stile di difesa molto efficace. Era un modo di combattere nuovo che il Minuti non aveva mai visto e fu così che decise di farselo insegnare. Cinque mesi di lezioni e di cazzotti furono sufficienti a realizzare il miracolo. Minuti era pronto per fare da anfitrione a un nuovo sport che avrebbe attecchito al suo paese, ma per comunicare la disciplina al popolo volle che i tre amici marinai venissero a Piombino. 

La prima riunione dimostrativa di boxe fu organizzata in piazza Bovio, dopo alcuni giorni passati a raccontare avventure e gesta epiche vissute in quel di La Spezia. Furono due ore di combattimento emozionante durante le quali i quattro amici boxarono tra di loro, entusiasmando soprattutto i più giovani, anche se molti rimasero sconvolti dalla violenza dei colpi. Warino Minuti tornò a fare il militare a La Spezia, partecipò ai Campionati Italiani Militari e vinse il titolo italiano della regia Marina. Fu congedato e tornò a Piombino nel 1923. Fu proprio lui a fondare pochi mesi dopo, insieme ad altri appassionati, la prima palestra pugilistica piombinese.

La prima sede della palestra fu nel rione Portovecchio, in un mezzanino imbiancato a calce di un appartamento sopra il vecchio ufficio postale. Per chiamarla palestra ci voleva fantasia, ma non mancava il caratteristico odore di sudore e di unguento. 

I pionieri del pugilato a Piombino sono Zerinio Quiriconi, Lorenzelli, Falaschi, Osvaldo Rossi, Astolfo Paolini (detto Trigo José), Libero Tofani, Otello Tanzi, Ubes Mamanti, Pierini e i dirigenti Crosi e Marzucchi, oltre al pugile - allenatore Warino Minmuti e i giovanissimi Otello Vassarri, Enrico Montemaggi, Casanovi e Mario Masoni. Molte figure sono entrate nella leggenda, di alcuni pugili è andato perduto persino il nome di battesimo, ma si ricordano solo per soprannome o per cognome. Astolfo Paolini, in arte Trigo José è un mito dei tempi pioneristici, proveniente da Civitavecchia, era un tipo molto curioso, con i capelli a spazzola e il naso bitorzoluto e storto. Uomo non bello, ma allegro e sempre pronto alla battuta, serio e orgoglioso, dal fisico possente e il cuore d’oro. Sul ring era molto potente e fantasioso, il suo colpo preferito si chiamava “dietro spalla” e lo eseguiva portando l’avambraccio dietro la vita o la spalla, per poi scagliare il pugno verso l’avversario. La prima riunione pugilistica organizzata dai piombinesi ebbe luogo a Campiglia Marittima, nel 1924, presso il Teatro Concordi, affollato fino all’inverosimile. Vennero organizzate altre riunioni: all’Arena all’aperto (zona del Supercinema, poi Upim, Semaforo Rosso, adesso Oviesse), in piazza Bovio e in trasferta a Suvereto. A proposito di Suvereto si narra di un clima non proprio amichevole fuori dal ring, perché alcune ragazze del posto avrebbero fatto gli occhi dolci agli atleti piombinesi, indispettendo i giovanotti locali. Il parroco di Suvereto avrebbe bollato come spettacoli immorali e tentatori simili esibizioni di forza bruta, costringendo alcune ragazze dai troppo facili costumi a espiare i loro peccati di stampo erotico. Forse è soltanto leggenda. 

La palestra pugilistica cresceva e trovò una nuova e più adeguata sede in piazza Bovio, con una prima scissione che vide alcuni pugili entrare nella società sportiva Sempre Avanti. Ricordiamo che nell’estate del 1924 furono organizzati i primi campionati piombinesi di boxe e ci fu il primo KO della storia cittadina durante l’incontro tra Giuseppe Sardi e Ferruccio Gestri. Nel 1927 cominciarono le peregrinazioni della palestra: via Cairoli, via delle Mura, via Garibaldi, Teatrino Mazzoni. Nel 1929 la sede della palestra fu trasferita in piazza Santa Maria, con il nome di piccolo ring. Importante la riunione tra professionisti organizzata al Campo Sportivo Salvestrini nel 1927, perché si videro combattere i pugili milanesi Gaggiola e Bianchi e i fratelli Erminio ed Edoardo Spalla. Nel 1928 nacque la palestra del ex G.I.L. che aveva come allenatore Domenico Barbagli che allevò un buon numero i buoni pugili. Alcuni nomi di pugili sono entrati nella storia: Alceste Cantini, Enzo Ciampini, Attilio Franceschini, non sono che pochi atleti da ricordare. 

Nel 1930 il campione europeo Enzo Fioramonte fece visita a Piombino e volle conoscere tutti i pugili in attività e si allenò con loro in un ring improvvisato ai Bagnetti di Salivoli. Un folto pubblico seguì i nostri baldi giovanotti Giuseppe Pagli, Sesto Mazzei e Paco Pasquale impegnati nel difficile ruolo di sparring partner di un campione. Paco - il più ardito del gruppo - venne addirittura gettato fuori dal ring e si fece un bagno in mare fuori programma. Paco fondò anche una sua palestra in via De Amicis, una volta finita l’attività agonistica, che intitolò Enzo Fioramonte, in ricordo del campione con cui aveva lottato e che era diventato suo amico. 

Un puglie storico è stato Amleto Chellini, un uomo possente, alto due metri, che tutti ricordano per mossettine, sgambetti, sberleffi e versacci che indirizzava agli avversari durante i combattimenti. Non solo, era un tipo così spiritoso che amava salire sui carri di Carnevale e interpretava il ruolo del negro mangiatore di candele di sego e patate crude. Mario Masoni, invece, è stato un personaggio così simpatico e divertente che a Piombino lo conoscevano tutti, anche perché ha fatto per anni il commerciante di frutta al mercato. Burlone, guascone, spaccone, onesto, dalla voce caratteristica, squillante e roca, è stato un pioniere della boxe locale, fin dai tempi di Warino Minuti. Masoni vinse un titolo italiano novizi, categoria pesi piuma, nel 1931. Si ricorda anche la sfida vinta al Teatro Nuovo (Metropolitan) tra Palestra Pugilistica Piombinese e la ex G.I.L., con Masoni a combattere per la prima e Domenico Barbagli per la seconda. Un pubblico foltissimo applaudì entrambi i contenenti, anche se la vittoria arrise a Masoni, piccolo, ma coraggioso, agile e scattante. Nello Cateni si porta dietro la fama di uomo bello ed elegante che combatteva sempre facendo grande attenzione al suo profilo greco. Non aveva grande grinta e il suo allenatore Domenico Bati doveva spronarlo per convincerlo a battersi. Rivo Giovannoni, un guerriero del ring, mise KO addirittura un pugile americano dell’esercito di occupazione, un tale Wegys, campione assoluto d’America. Mario Leonelli fu campione toscano nel 1941, narra la leggenda che perse l’incontro più importante della sua carriera - la finale dei campionati italiani - per essersi lasciato distrarre dal sorriso di una ragazza a bordo ring. Leonelli si ricorda anche per aver combattuto e vinto per KO dopo due riprese contro Walter Annechiari, a Piombino, prima che lasciasse la boxe e diventasse ben più famoso come l’attore Walter Chiari.

Altri pugili importanti degli anni Quaranta e del primo dopoguerra sono: Guglielmo Canduzzi, Silvano Govi, Franco Castellini (detto Sciangai), Alberto Baronti (detto il calloso). Negli anni Cinquanta la palestra Pugilistica Piombinese è stata gestita dagli allenatori Domenico Bati, Ruffo Gasparri e Silvano Govi. Presidente storico: il dottor Ubaldo Targetti, sostituito poi da Enrico Valdisalici. Pugili interessanti degli anni Cinquanta: Carmine Menichino, Aldo Manfredini, Corallino Corallini, Enio Mori, Romano Bussotti. Gli anni Sessanta sono i tempi di Marcello Cateni, un peso gallo stilisticamente perfetto, Ilio Pocci, Giancarlo Casti, un peso gallo talentuoso che per un soffio non è diventato campione italiano, Ottavio Corallini, Gianfranco Persiani e Armando Ricci, un altro che ha abbandonato la boxe quando poteva diventare campione italiano. 

In tempi più recenti si ricordano Giancarlo Giuntoli, Giovanni Cordini, Gianfranco Gilardetti (detto Ringo, o il piccolo Loi) e Nedo Fabbri. Fabbri è il pugile piombinese per antonomasia, un peso leggero che diventa campione toscano, veste la maglia azzurra e il 1° febbraio del 1974 si laurea campione italiano sconfiggendo Ugo Di Pietro. Il primo titolo professionistico a Piombino, il campione della boxe locale.

Gordiano Lupi
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