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giovedì 21 settembre 2017

Politica domenica 29 novembre 2015 ore 08:44

La fusione fa la forza?

A margine del seminario sul riassetto degli enti locali, il consigliere regionale Gianni Anselmi spiega cosa propone la regione per i piccoli Comuni

PIOMBINO — La fusione dei Comuni è uno dei temi all’ordine del giorno per la Toscana e con l’iniziativa La fusione fa la forza si tenta di suscitare l’interesse dei territori.

Questo l’obiettivo del seminario che si è svolto sabato 28 novembre a Montecatini che, alla presenza di sindaci, amministratori, parlamentari e dirigenti del PD toscano hanno dedicato un focus al riassetto degli enti locali.

Nel solco del decreto Delrio, infatti, si prevede entro la fine della legislatura 2020 il completamento della fusione per quei comuni sotto i 5mila abitanti o sotto i 3mila abitanti nel caso dei territori montani. Dai numeri ai territori, il processo non è immediato. Amministratori locali e cittadini, infatti, sono chiamati a fare le scelte più idonee valutando caso per caso.

Sull’argomento è intervenuto anche il consigliere regionale Gianni Anselmi (PD) che, dopo una dura discussione in materia al tempo del suo mandato da sindaco a Piombino, rilancia la discussione ma questa volta sul piano regionale.

“La fusione dei comuni è uno strumento che può migliorare i servizi dei territori. – spiega il consigliere regionale Anselmi – L’obiettivo di tale processo non è altro che la semplificazione e l’ottimizzazione dei servizi, il loro miglioramento”.

Sull’argomento, inoltre, il PD presenterà in consiglio regionale una risoluzione collegata al bilancio per chiedere alla Regione di fornire condizioni favorevoli ai comuni risultato di fusione. Nello specifico si tratta di un punteggio aggiuntivo nelle graduatorie per l’aggiudicazione dei bandi regionali riservati alle amministrazioni pubbliche e l’aumento di un milione di euro dei finanziamenti contenuti nella proposta di bilancio regionale per il 2016 licenziata dalla giunta. Queste misure andranno a sommarsi a quelle già esistenti che contemplano a livello nazionale il finanziamento per dieci anni con una cifra pari al 20% dei trasferimenti avuti nel 2010 e a livello regionale lo stanziamento di altri 250mila euro per ogni comune per cinque anni.

Insomma, dall’alto si pongono le condizioni favorevoli, d’altro canto ci deve essere la volontà delle comunità a procedere. In generale i cittadini saranno sì coinvolti, ma da parte delle amministrazioni comunali ci deve essere l’impegno a valutare la strada da percorrere senza dimenticare i particolarismi locali. 

Dina Maria Laurenzi
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