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domenica 22 settembre 2019

Lavoro domenica 25 agosto 2019 ore 09:45

Jsw, "Situazione preoccupante, serve un piano B"

Fabrizio Callaioli

Fabrizio Callaioli, consigliere comunale di Rifondazione Comunista, risponde all'appello di Camping Cig e spiega alcune criticità per la ripartenza



PIOMBINO — Fabrizio Callaioli, consigliere comunale di Rifondazione Comunista Piombino,  risponde alla lettera aperta del Coordinameto Art.1 Camping Cig del 25 Luglio scorso sul futuro delle acciaierie di Piombino e della città.

Qui di seguito pubblichiamo l'intervento completo di Fabrizio Callaioli.

"Siamo alle solite. Si susseguono gli incontri al Mise, ma ogni volta giungono messaggi tutt’altro che rassicuranti. Le promesse incoraggianti vengono puntualmente seguite da atteggiamenti incerti. Lo dicemmo subito l’anno scorso, che Jsw non era convincente. Una società che nel 2014 prometteva di impiegare al massimo 800 lavoratori, come era possibile che nel 2018 si impegnasse a raggiungere i 2000 dipendenti? Per questo tornavamo ad insistere nel ritenere necessario un impegno del governo, perché il privato non avrebbe mai effettuato un investimento così ingente e con un ritorno economico troppo a lungo termine. Per questo e per la complessità del mercato dell’acciaio, abbiamo sempre detto che senza un rigorosa programmazione industriale da parte del governo, Piombino non sarebbe mai rientrata adeguatamente nel mercato. Come al solito siamo restati inascoltati.

In compenso assistiamo a comportamenti chiaramente antisindacali da parte dell’azienda. E’ cronaca di queste ultime settimane: si fa rappresaglia sui lavoratori che si sono azzardati ad aderire allo sciopero negandogli la mensa. Poi, a coloro che sono andati ugualmente a mensa si inviano le contestazioni disciplinari. Contestazioni rientrate di fronte al clamore destato dall’evidente antisindacalità. Sia chiaro, quest’episodio è solo uno dei tanti capaci generare preoccupazione. Lo sanno tutti quei lavoratori che per un nonnulla sono oggetto di contestazione disciplinare o peggio.

Siamo ad Agosto, la proprietà aveva promesso che entro la fine dell’anno avrebbe presentato un autentico piano industriale: lo aspettiamo! Il problema è che nel frattempo assistiamo a strategie che vanno in direzione contraria a quella auspicabile. L’ormai famoso progetto della 'tempra delle rotaie' appare del tutto contrario ad una vera ripresa della riproduzione di acciaio.

Partiamo dalle premesse: l’impianto della tempra serve ad adattare le rotaie a resistere alle pressioni dell’alta velocità. Quindi è complementare al laminatoio delle rotaie. Per questo la proprietà ci propone di costruirlo in prossimità di via Portovecchio, vicino al 'treno rotaie'.

Però: tutti sanno che una delle più gravi cause delle perdite economiche della fabbrica era la sua irrazionale dislocazione. Avere l’acciaieria così lontana dall’altoforno, così come alcuni laminatoi altrettanto lontani dall’acciaieria, ha sempre implicato costi elevatissimi di trasporto della ghisa e del semiprodotto.

Atteso quindi che una fabbrica economicamente moderna prevede la vicinanza geografica di altoforno, acciaieria e laminatoi, è di palmare evidenza che tutta la fabbrica vada ricostruita negli spazi da bonificare secondo la logica anzidetta. Vicino ai laminatoi di Ischia di Crociano. Un’impresa è naturalmente votata a produrre profitto. Quindi, per essere credibile deve presentare un progetto idoneo a produrre profitto.

La costruzione dei nuovi impianti nella zona di Ischia di Crociano, oltretutto, si sposa idealmente con l’esigenza, condivisa da tutte le forze politiche (almeno a parole) di allontanare la fabbrica dalla città.

Altro elemento: il treno rotaie è a fine ciclo. I più esperti parlano di un paio di anni di vita al massimo.

E allora qual è il senso di costruire un impianto vicino alla città perché complementare ad un treno rotaie che durerà ancora pochissimi anni?

Una multinazionale che voglia veramente fare impresa e profitti, progetta ristrutturazioni capaci di portare guadagni, non raffazzonamenti dai piedi d’argilla.

Se a tutto questo aggiungiamo che continuiamo a ricevere messaggi poco rassicuranti sulle lavorazioni dell’acciaio al Piombino, è evidente che non c’è di che essere ottimisti.

Ma a parte noi, sono pochi altri a denunciare le criticità di questa situazione, come per esempio i lavoratori del Camping Cig, che a ragione chiedono che Piombino diventi un’emergenza nazionale; e chi governa la città dovrebbe muoversi assolutamente in questa direzione e, come andiamo dicendo da tempo, progettare un vero piano B. Invece la nuova amministrazione non sembra proprio abbia intenzione di marcare il passo rispetto a quella vecchia. 

Il nuovo sindaco e la sua giunta hanno già deciso di assecondare i poco incoraggianti progetti di Jsw senza pretendere il necessario intervento dello Stato. Niente di nuovo sotto il sole".



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