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venerdì 15 dicembre 2017

Attualità domenica 08 ottobre 2017 ore 14:31

"Non si può più attendere, serve un'altra visione"

Un momento del dibattito

E' stato il Laboratorio delle idee a fare il punto sulla crisi della siderurgia, dello stallo Aferpi e dell'occasione per Piombino

PIOMBINO — Quattro ore di dibattito su come poter uscire dalla crisi siderurgica e pensare un futuro per Piombino. Questo il messaggio alla base dell'incontro promosso dal Laboratorio delle idee della Val di Cornia che si è tenuto nel pomeriggio di sabato nella saletta di via dell'Arsenale.

Tantissimi i temi affrontati, "dalle dinamiche mondiali del mercato dell’acciaio alla crisi dello stabilimento di Piombino che tra il 2008 e il 2012 ha bruciato circa 900 milioni di euro al ritmo di 18 milioni al mese, fino ai clamorosi fallimenti del Piano Aferpi dato per credibile e salvifico nel 2015 da tutte le Istituzioni quando in realtà era privo dei requisiti minimi per esserlo, come hanno dimostrato i fatti", viene rimarcato in una nota di riepilogo. 

"I fallimenti non sono però solo quelli di Aferpi. - ha sottolineato il Laboratorio - Lo Stato non è da meno. La crisi industriale richiedeva la soluzione di altri problemi: le bonifiche del Sin, il prolungamento della 398 fino al porto, il potenziamento della ferrovia di cui non si parla neppure più, l’ampliamento del porto ancora da completare e privo di collegamenti che lo rendano utilizzabile. Niente di tutto questo è accaduto". Il dibattito si è soffermato anche sugli aspetti sociali e le conseguenti ripercussioni. 

"Di fronte ad una crisi di questa portata non si può attendere e confidare ancora su un piano clamorosamente fallito. - hanno ribadito - Quel piano deve essere immediatamente abbandonato e lo Stato deve tornare in possesso degli oltre 600 ettari di terreno pubblico conferiti ad Aferpi per definire subito un nuovo piano di rilancio produttivo e di rigenerazione urbana". 

Per il Laboratorio delle idee è arrivato il momento di creare le condizioni per lo sviluppo di nuove economie considerato che la siderurgia non potrà più garantire i livelli occupazioni del passato. Per far questo secondo il gruppo la fabbrica deve essere circoscritta e le altre aree devono essere liberate permettendo di offrire un altro destino agli spazi più vicini alla città.

A ciò si aggiunge la proposta rivolta alle istituzioni, in primis il Comune e il Commissario straordinario. "Facciano subito un censimento ragionato del patrimonio finalizzato ad elaborare un progetto autonomo di rigenerazione di quelle aree. - hanno specificato - Le idee guida dovranno essere due: il recupero e il riuso, ove possibile, di edifici industriali dismessi per le esigenze della città e del porto e la creazione di un parco urbano di archeologia-industriale collegato al sistema territoriale dei parchi". In questo scenario "la dismissione può essere un progetto creativo capace d’intercettare finanziamenti europei e creare nuova occupazione".

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