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Attualità domenica 22 novembre 2020 ore 07:00

Padre Giustino Senni

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia “Padre Giustino Senni” di Gordiano Lupi



PIOMBINO — Padre Giustino Senni morì il 21 febbraio del 1929, in una camera disadorna del vecchio ospedale di Piombino, quello in via Cavour, di fronte al vecchio Liceo Classico, lato via Sferracavalli, nella vecchia Chiesa di Sant’Antimo sopra i Canali.

“Tutta Piombino era costernata e le orfanelle non lasciavano un istante il loro padre, il loro benefattore”, scrivono le cronache del tempo, non certo agiografiche. Padre Giustino Senni è un personaggio importante del primo Novecento piombinese, un uomo fuori dal comune che ha segnato la nostra storia. Bene ha fatto il compianto professor Elvio Natali (altro uomo importante della nostra cultura) a dedicargli un prezioso volume biografico: “Una vita per gli altri - Vita e opere di Padre Giustino Senni” (1979).

Padre Giustino fu uomo di fede attiva, un francescano vero, non un asceta contemplativo, ma un uomo d’azione. Morì di polmonite fulminante, un morbo che nei primi anni del Novecento, a Piombino, era una vera calamità. La città soffriva una situazione pesante di inquinamento atmosferico che faceva di incubatrice per la malattia, inoltre non c’erano rimedi pratici e medicinali adeguati.

Ripercorriamo vita e opere di un frate che ha sfiorato il limite della santità. Padre Giustino nacque a Mazzola, in Lunigiana, il 30 agosto 1880, da Silvio Senni e Giovita Buratti, che gli imposero il nome di Enea. Fu instancabile e generoso sin da piccolo, a dodici anni entrò nel collegio francescano di Giaccherino, presso Pistoia, vestì l’abito talare il 17 settembre 1895 e fu ordinato sacerdote l’8 marzo 1903. Il suo primo incarico importante fu come frate superiore presso il convento di Lucca e da lì cominciò una vita intensa, senza un attimo di riposo. Nel maggio del 1917, dopo tredici anni di attività nel monastero di Lucca, fu destinato alla parrocchia dell’Immacolata, dove restò fino al 1929, anno della prematura scomparsa. Fu a Piombino che divenne parroco, nel 1921, in un periodo difficile e in una città di 22.320 abitanti che in gran parte rifiutavano la parola di Dio.

Piombino attraversava un momento difficile, economico, morale e religioso. Serviva proprio un frate battagliero come Padre Giustino. La città manifestava non solo indifferenza religiosa, ma anche un vero e proprio odio nei confronti dei francescani. La Piombino del primo dopoguerra - come abbiamo cercato di illustrare - era attraversata da lotte operaie e scioperi, caratterizzata da intransigenza e scontri di classe. Nel 1920 alcuni facinorosi disturbarono persino la processione del venerdì santo, lanciarono sassi e volevano rovesciare la statua della Madonna. Erano tempi difficili. Padre Giustino cercò sempre di fare opera di mediazione tra operai e direzione generale degli Altiforni, riuscì a far assumere molti disoccupati e a far rientrare a lavoro persone sospese dopo scioperi e disordini. I suoi molti estimatori lo definirono “l’ufficio collocamento di Piombino”. Fu sempre al di sopra dell’odio di parte e della lotta di classe, svolgendo intensa opera apostolica.

In sintesi riassumiamo la sua opera: fondazione di gruppi giovanili di azione cattolica (1921); introduzione delle suore minime francescane nell’ospedale di Piombino (1923); apertura di un laboratorio per le giovani disoccupate all’interno del convento (1923); fondazione di un orfanatrofio femminile presso il convento (1924); apertura di un asilo all’interno del convento (1925); fondazione di un periodico mensile come L’eco del santuario (1925); costruzione di una chiesa - asilo al Cotone (1924 - 29). Furono tutte opere importanti che occuparono i dodici anni in cui resse le sorti della parrocchia dell’Immacolata.

Il laboratorio per disoccupate si occupava di maglieria e sartoria, era diretto dalle suore e teneva impegnate ben 80 operaie. L’orfanatrofio è opera benemerita più di altre ed è il vanto della sua vita, anche se tutto cominciò per caso, nel dicembre del 1923, con Paolina, una bambina orfana raccolta dal Padre presso l’ospedale di Piombino. Dopo di lei arrivò una sorella, Amanda, quindi Tosca, Egle, Flora, fino a quando, nel 1924 fu istituito il vero e proprio orfanatrofio, sovvenzionato anche dall’Ilva. Giustino Senni si sentiva come un padre per le sue orfanelle, voleva loro un gran bene ed era teneramente contraccambiato. Quando dovette trascorrere un periodo della sua vita negli Stati Uniti, si scambiò molte lettere con le sue protette, seguiva i loro progressi, partecipava alle gioie e risolveva piccole difficoltà. Le trovatelle erano la sua famiglia. Tant’è vero che quando morì il suo feretro fu esposto nella chiesa per consentire la visita del popolo e fu vegliato da tutte le orfanelle.

L’assistenza delle suore in ospedale è un altro suo merito, portato avanti dai successori, visto che tale attività è durata anche dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Padre Giustino Senni amava i bambini e sentì la necessità di aprire nuovi asili a Piombino, visto che il Pro Patria (via del Popolo) - retto dalle suore di San Giuseppe - non bastava ad accogliere neppure tutti i bambini del centro. Padre Giustino aprì un asilo al Cotone, borgata di operai lontana dal centro, che nel 1925 poteva contare su un numero di 200 iscritti. Non solo, ne aprì un altro al convento dell’Immacolata (c’è ancora!) con altri 150 iscritti. Padre Giustino aveva il sogno di costruire una chiesa nella Borgata Cotone, sorta nel 1908, a monte degli Altiforni, popolata nel 1917 - 18 da circa 5.000 persone. La borgata Cotone - Poggetto era stata edificata come quartiere dormitorio per operai, ma era del tutto priva di spazi associativi e di servizi sociali. Il luogo era insalubre, come erano malsane le condizioni di lavoro, al punto che non si contava il numero dei decessi per tubercolosi e polmonite. Il Cotone era (ed è ancora) investito perennemente dalle esalazioni dei fumi e degli scarichi gassosi per effetto dello scirocco. Padre Giustino si rese conto che la borgata aveva bisogno almeno di assistenza religiosa e di una parrocchia che fungesse anche da luogo di aggregazione per la gioventù. Il Cotone era una borgata storicamente atea. Pare che al primo arrivo dei francescani la gente gridasse: “Bruciateli!”. Padre Giustino non si perse d’animo. Costruì un altare posticcio con poche tavole di legno e lo utilizzò per celebrare le prime messe, in attesa di tempi migliori. Le sue omelie - semplici ma intense -fecero il resto e ruppero il ghiaccio con la gente del Cotone. Il Papa Benedetto XV finanziò con 100.000 lire la costruzione della chiesa, ma ne servivano almeno il triplo, tra acquisto del terreno, materiali e mano d’opera. Nel 1921, fu l’ingegner Giulio Barbieri, neo direttore delle Acciaierie e grande ammiratore del Padre, a cedere il terreno edificabile a un prezzo politico. Nel 1923 cominciarono i lavori per la chiesa - asilo e fu così che Padre Giustino si recò negli Stati Uniti proprio per trovare i finanziamenti necessari per completare l’opera.

Padre Giustino ebbe tra i tanti meriti quello di attirare simpatie e consensi verso la Chiesa in un periodo difficile. Il suo spirito evangelico lo rendeva animatore di incontri e organizzatore di eventi culturali. Il 27 giugno del 1926 è una data memorabile perché Piombino fu consacrata a Maria Immacolata. Un lungo corteo si fermò all’inizio di via San Francesco, che venne inaugurata proprio in tale occasione. Una nuova strada congiungeva il centro con il convento francescano, finalmente sentito come un corpo vitale della città e un esempio di carità. Il 4 novembre venne posto un loculo con la statua di bronzo raffigurante San Francesco, all’ingresso della strada.

L’ultima esperienza pastorale di Padre Giustino Senni è il viaggio negli Stati Uniti, che inizia il 4 maggio 1927, per raccogliere fondi utili al progetto Cotone e per provvedere ai bisogni delle orfanelle. Le tappe del Padre furono: New York, Boston, Pittsburg e Ellwood City, ma il religioso non era contento di quel viaggio, gli sembrò d’essere inutile ed era triste nel vedere un luogo dove non mancava niente, mentre aveva lasciato una terra sofferente e bisognosa di aiuto. Non passava giorno che non pensasse al suo convento e alle sue orfanelle, si ridusse a fare la questua casa per casa, pur di non tornare a mani vuote. “Il mio pensiero è sempre a Piombino”, scrisse in una lettera il 30 maggio del 1927. Padre Giustino si racconta nelle sue lettere come uno spirito pratico, attivo, dinamico, senza pregiudizi, tenace, franco e deciso. In ogni caso non vuole feste per il suo ritorno: “Mi raccomando di non venire neanche a prendermi la valigia alla stazione, nel caso indovinaste l’ora del mio arrivo, perché non voglio. L’unico piacere a cui tengo è di arrivare senza che nessuno se ne accorga”, scrive il 17 novembre del 1928. Padre Giustino Senni arrivò a Piombino il 21 novembre del 1928, ma subito i religiosi si resero conto che la sua salute era compromessa: “malfermo, macilento, sfinito e non era esaurimento nervoso...”, scrive la poetica penna di Elvio Natali. Padre Giustino stava male, ma pensava ai lavori da ultimare al Cotone, anche se non vedrà mai finita la sua amata chiesa. Domenica 17 febbraio 1929 celebrò la sua ultima messa e fu il canto del cigno. Nella stessa giornata fu assalito dalla febbre. Erano le undici di sera del 18 febbraio, quando il Padre fu trasferito in ospedale, una serata gelida che aggravò la polmonite fulminante. Il giorno 19 fu un continuo pellegrinaggio intorno al suo letto. Padre Giustino Senni morì delirando che per aiutare tutti i bisognosi ci sarebbero voluti i milioni dell’America. Il religioso lasciò la vita terrena il 21 febbraio 1929, alle una e trenta, nel cuore della notte, all’età di 49 anni. Piombino precipitò nel lutto e nello sconforto, come narrano le cronache del tempo “l’angelo consolatore volò in cielo tra i beati”. La stampa rese omaggio al parroco degli umili e dei bisognosi, al prete che pensava ai poveri, agli orfani e ai diseredati; scompariva “una delle più belle figure di apostolo della città”. La salma di Padre Giustino Senni fu esposta per due giorni nella navata centrale della chiesa, visitata da fedeli e cittadini, vegliata dalle orfanelle e dalle suore. Il pomeriggio del 22 si svolse il trasporto della salma, la partecipazione popolare al lutto fu immensa e sincera, come scrisse Il Telegrafo del 24 febbraio 1929: “Un popolo intero schierato lungo il percorso del mesto corteo che faceva ala al passaggio del feretro”. La salma fu deposta in un loculo della cappella del cavaliere Del Testa, nel cimitero urbano, il primo marzo 1930, fu traslata nella chiesa del Cotone, inaugurata il 6 ottobre 1929, che lui aveva fortemente voluto. Un nuovo corteo funebre rese onore al Padre, l’ultima meta del defunto fu il suo convento dell’Immacolata, in un sarcofago di marmo, opera di Ettore Paccagnini, posizionato sul lato sinistro della chiesa. Padre Giustino Senni non fece in tempo a vedere la sua chiesa edificata a prezzo di tante fatiche e sacrifici, persino di un così poco gradito viaggio americano. Non solo, il secondo conflitto mondiale - colpevole un bombardamento alleato - la distrusse completamente, insieme agli stabilimenti. Oggi la chiesa è stata riedificata più a monte, e si trova ancora in quel sito, costruita in stile moderno, importante come un tempio e luogo di aggregazione giovanile.

I Padri Magnani e Gombi scrivono di Padre Giustino Senni: “Uomo di santa letizia, dal modo di fare spigliato, franco, deciso con tutti, a volte rude e brusco, che gli procacciarono stima e affetto. Uomo di soave serenità di spirito, sincero, retto, sempre disposto a fare il bene”. Aggiunge il professor Elvio Natali nel suo piacevole testo biografico: “Era un religioso versatile, dinamico, vivace, intelligente, attivo. Aveva il dono della povertà e viveva francescanamente per gli altri. Un grande operatore di carità”. Alcuni aneddoti farebbero protendere per un giudizio di santità, anche se a mio modo di vedere è già santo chi vive con la rettitudine e la voglia di fare il bene tipiche di un uomo come Padre Giustino. Narrano che il frate guarì un bambino di tre mesi malato di enterite al quale era stata diagnosticata morte certa, inoltre si parla di una giovinetta guarita con un colpo di cordone sulla parte malata e di un operaio ristabilito dopo aver ricevuto i sacramenti. Fu, in ogni caso, un vero cristiano, che non aveva amici o nemici, ma solo carità e giustizia da donare.

Da Storia Popolare di Piombino, Il Foglio Letterario Edizioni

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata



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