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martedì 14 agosto 2018

Cronaca mercoledì 18 luglio 2018 ore 18:07

Uccise il compagno, ridotta in appello la condanna

E' stata ridotta in appello la condanna in primo grado contro la donna che nel 2016 uccise il compagno con una coltellata micidiale



PIOMBINO — Condannata in appello a 14 anni e 8 mesi Beatrice Paini, la donna che il 9 Settembre 2016 uccise il convivente, Fabrizio Gratta.

La sentenza della corte d'assise di secondo grado di Firenze ha ridotto la condanna iniziale. La notizia è arrivata al termine di unica udienza e camera di consiglio, in parziale riforma della sentenza di primo grado pronunciata il 19 Luglio 2017 dalla corte di assise di Livorno. 

L'imputata era in aula e ha assistito alla lettura accanto al difensore, l'avvocato Franco Balestrieri. In aula anche l'ex moglie e le due figlie della vittima insieme agli avvocati di parte civile. L'ex coniuge di Gratta non ha aspettato la fine della lettura del dispositivo e si è allontanata con le figlie dopo aver sentito l'entità della pena. La difesa aveva fatto appello chiedendo una derubricazione del reato da omicidio volontario a omicidio colposo e il riconoscimento delle attenuanti generiche a un terzo.

L'appello, a parte la rimodulazione della pena, ha confermato tutta la sentenza di primo grado. Le motivazioni della sentenza saranno rese note fra 75 giorni. 

"Leggeremo la sentenza - ha detto il difensore di Beatrice Paini, avvocato Balestrieri - ma credo che nella rideterminazione della pena la corte abbia considerato di riconoscere, rispetto al primo grado, attenuanti generiche da un quarto a un terzo. Tuttavia credo che faremo ricorso in Cassazione perché siamo sempre convinti che l'omicidio non fu volontario ma colposo, dovuto a una dinamica in cui la mia assistita non voleva uccidere Fabrizio Gratta". 

Quella notte a Piombino Beatrice Paini colpi usò un coltello da cucina per colpire all'addome il fidanzato con cui conviveva da due anni senza che risultassero problemi tra loro. Un solo fendente causò la morte di Fabrizio Gratta. La donna chiamò subito i soccorsi del 118 dicendo di esser stata lei stessa a ferire l'uomo. Entrambi avevano dei lavori stabili, da impiegati. 

Quella notte a Piombino, secondo ricostruzioni processuali, ci fu un litigio tra i due annebbiata dall'alcol, pare dovuto all'assegno di mantenimento che Gratta devolveva alla moglie da cui era separato. Poi il tiro del coltello da cucina, forse in uno scatto d'impeto, il ferimento e la chiamata della stessa Paini al 118.

Dopo l'udienza Beatrice Paini è stata scortata di nuovo dalle agenti penitenziarie nel carcere femminile di Pisa dove è detenuta.



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