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venerdì 19 ottobre 2018

Cultura giovedì 11 gennaio 2018 ore 09:24

Storie e misteri della Val di Cornia, gli incontri

Dalla gemma romana incisa rinvenuta a Venturina nel 1934 alle scoperte risalenti al Neolitico emersa dai lavori nel villaggio turistico



SAN VINCENZO — La Val di Cornia tra la Preistoria e la Romanità è questo il titolo del breve ciclo di incontri organizzato dall'Assessorato alla cultura del Comune di San Vincenzo in collaborazione con l'associazione Archeologica Piombinese.

Il primo appuntamento è sabato 13 Gennaio alle ore 17 presso la sala consiliare della Torre e l'argomento cardine sarà L'insediamento neolitico del Garden Club Toscana. Nell’occasione il professor Fabio Fedeli illustrerà i risultati delle ricerche di superficie e delle campagne di scavo condotte tra il 1987 ed il 1992 nell'area del villaggio turistico, che hanno messo in luce la frequentazione dell'area da parte di genti del Neolitico Antico e l'esistenza di un vero e proprio insediamento del Neolitico Recente. Elementi scoperti durante i lavori di realizzazione degli immobili. Ad oltre vent'anni di distanza dallo scavo il prof. Fedeli farà il punto su questo importantissimo ritrovamento, alla luce degli studi che sono stati finora condotti e che continueranno ancora.

Nel secondo incontro, in programma domenica 4 febbraio alle ore 17 sempre alla Torre, il professor Piero Cavicchi parlerà de Il mistero di Caio Trebazio. In un articolo pubblicato nel 1963 fu rivelato che nei pressi di Venturina era stata rinvenuta nel 1934, durante lavori agricoli, una gemma romana con l’incisione di un volto maschile e dell’iscrizione C. Trebatius, anche se ancora oggi non si sa dove si trovi il reperto e chi abbia fatto il ritrovamento. Una ricerca, iniziata più di 40 anni dopo, ha portato a collegare il nome inciso sulla misteriosa gemma ad una villa romana di cui restano tracce presso la via di Bazzana, a pochi chilometri da Venturina. Ma da Venturina si potrebbero stabilire ulteriori legami con la romanità. Sembrerebbe infatti che il fiume caldo (Lingeus) di cui parla nel terzo secolo a.C. il poeta greco Licofrone nel suo poema Alessandria potesse essere il corso d'acqua oggi chiamato Fossa Calda a Caldana.

Due appuntamenti, questi, che per gli appassionati e i curiosi potrebbero rappresentano un'occasione per aggiungere un tassello alla storia del territorio.



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