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giovedì 12 dicembre 2019

Politica venerdì 18 novembre 2016 ore 17:32

Guerra delle cave a colpi di ricatti occupazionali

Foto di repertorio

Comitato per Campiglia si aggancia alla vicenda Cave di Campiglia per aprire un discorso più ampio sul futuro. Monte Valerio e San Carlo comprese



CAMIGLIA MARITTIMA — "Quando si trattò di prolungare la concessione per Montorsi e Botro ai Marmi, tutti ebbero chiaro che il virtuoso parere negativo del Comune contò meno del due di briscola. Infatti considerando il fatto che si trattava di una miniera e che il materiale (feldspato per lucidare cessi e mattonelle) era considerato strategico, la Regione dette parere positivo al prolungamento della concessione alla faccia del sindaco di Campiglia".

Così Comitato per Camiglia, a margine della nuova problematica che si è aperta sulla questione cave (leggi gli articoli correlati) che mette a rischio il futuro dei lavoratori. Allora erano 40 le persone licenziate, oggi ne sono 10.

"Cave di Campiglia è da tempo che si dà da fare per dimostrare che il materiale estratto (calcare microcristallino) è indispensabile ad un gran numero di aziende, chimiche, vetrarie, di produzione di acciai. - ha aggiunto il Comitato in una nota - Nel 2015 ha chiesto una variante d'anticipazione per scavare in 25 anni 30.000.000 di mc. e successivamente nel 2016, ha presentato una variante per scavare in 3 anni i 3.000.000 di mc. che mancano all'appello. Ora, come era prevedibile, di fronte ad un sussulto di dignità del sindaco che si ricorda delle promesse elettorali e dei contenuti dei piani urbanistici, Cave di Campiglia attiva il solito ricatto occupazionale utilizzando i lavoratori come scudi umani, e si appella alla Regione sperando, forse non a torto (anche con il fedele sostegno di CNA, Sindacati, Unione industriali ecc.), di ottenere quanto pretende nel nuovo Piano Regionale delle Attività Estrattive che uscirà nel 2017 ed avrà durata illimitata".

La sindaca Soffritti si è opposta (leggi l'articolo correlato) e le liste civiche unite chiedono un tavolo di confronto aperto per valutare le sorti delle cave e del territorio tout court (leggi l'articolo consigliato), intanto il Comitato per Campiglia si chiede cosa intende fare il Comune nei confronti della cava di Monte Valerio e della cava di San Carlo.

"Il Comitato per Campiglia - si conclude nella nota - vede nell'attuale vicenda la prima mossa di un'offensiva massiccia dei proprietari di cave di inerti in tutto il territorio della Val di Cornia e ritiene pericoloso limitarsi al caso di Cave di Campiglia. Chiede invece un allargamento del dibattito fin da subito con Regione, Amministrazioni comunali, opposizioni e cittadini per evitare che per i prossimi venti o trenta anni la Val di Cornia si riduca a quel polo estrattivo di inerti tanto auspicato da chi fino al 2014 ha governato la Provincia di Livorno e da molti ancora oggi".



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