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Attualità mercoledì 07 ottobre 2015 ore 15:12

Il punto nascita resta a Piombino

L'assessore regionale alla sanità Saccardi e il consigliere regionale Anselmi precisano il futuro del punto nascita di Piombino: "Basta speculazioni"



FIRENZE — Una rassicurazione che tutti attendevano: il punto nascita non si muove da Piombino. Non smentiscono l'ipotesi ma rettificano le conclusioni: l'assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi e il consigliere regionale Gianni Anselmi vogliono sgomberare il tavolo da malintesi. Così hanno diramato pochi minuti fa un comunicato alla stampa per fare chiarezza anche sul percorso che verrà seguito per integrare i presidi ospedalieri di Piombino e Cecina.

Oltre al punto nascita si parla anche della distribuzione delle equipes di specialisti che, pare di capire, ruoteranno fra i due ospedali mentre per alcune prestazioni si guarda a Pisa.

"Con la visita dei presidi di Piombino e di Cecina svoltasi il 2 ottobre scorso si sono poste le basi di una prospettiva nuova per i servizi ospedalieri e territoriali dei rispettivi territori di riferimento.

L'incontro con i sindaci, gli amministratori, molti operatori ha consentito di collocare nella giusta dimensione un progetto ambizioso di integrazione territoriale che ha come obiettivo la creazione di una rete ospedaliera di primo livello in grado di rivolgersi ad un bacino di circa 130mila persone, e di dialogare positivamente con gli ambiti dell'alta Val di Cecina, dell'Isola d'Elba e dell'alta Maremma per ciò che nella programmazione si rivelerà necessario ed utile.

L'idea è distribuire nei due presidi di Piombino e Cecina i servizi e le specialistiche, in modo equilibrato ed efficiente, in modo tale da garantire ai cittadini utenti equità, accessibilità, qualità e sicurezza delle prestazioni senza che nessuno dei territori subisca penalizzazioni e anzi immaginandone una qualificazione, ferma restando la funzione dell'ospedale di Pisa come riferimento per l'alta specializzazione e l'elevata complessità.

In particolare non si immagina una concentrazione nell'uno o nell'altro polo dei servizi di ortopedia - traumatologica e programmata - o della chirurgia di emergenza e in elezione, bensì la possibilità di un governo unitario e di una rotazione delle équipes mediche (adeguatamente dimensionate) per minimizzare la mobilità dei pazienti e assicurare loro professionalità rodate da una ampiezza consistente di casi clinici.

Così come si immagina un recupero e un rafforzamento dei servizi specialistici, a partire da quelli urologici, che hanno via via sofferto di un affievolimento della loro capacità di dare localmente risposte alla domanda di salute.

Parimenti si è ragionato di fusione delle zone-distretto in un ambito unitario, di integrazione ospedale-territorio e della realizzazione e implementazione delle Case della Salute con il coinvolgimento attivo dei medici di medicina generale e del volontariato sociale.

Sempre pensando al cittadino si è messa in campo l'ipotesi di una profonda innovazione dei sistemi di prenotazione degli esami, coinvolgendo ancora i medici ma anche la rete delle farmacie e del privato sociale con l'obiettivo di incrementarne l'appropriatezza e la personalizzazione, nonché di aggredire risolutamente uno dei problemi principali della sanità non solo toscana, quello delle liste di attesa. Così come si è discusso della capacità operativa dei Pronto Soccorso in un territorio caratterizzato da forti escursioni di domanda sanitaria, connesse ai flussi turistici, nel periodo estivo.

Di questo e di altro si è riflettuto in quel giorno con il contributo delle sensibilità e competenze che hanno partecipato alla discussione: di come si innova la sanità pubblica per difenderla.

Dispiace che il consolidarsi di una lettura di quel passaggio tesa ad accreditare chiusure e scambi di reparti, e a dare per già deciso ciò che deciso non era, abbia concorso a generare malintesi e preoccupazioni in buona fede nella cittadinanza; mentre purtroppo non stupisce ormai più la speculazione politica, perfino da posizioni istituzionali, che ne è scaturita.

Quanto al punto nascita di Piombino è stato in effetti sottolineato che i suoi numeri (circa 300 parti in proiezione nel 2015) non rispettano da anni le soglie (500 parti) stabilite dalle norme che definiscono gli standard minimi per una nascita sicura.

I numeri e la casistica in sanità sono fondamentali perché sono indice di sicurezza del contesto tecnico e professionale in cui i pazienti si trovano, ed è fisiologico che questo dato ormai strutturale abbia indotto da tempo ad una riflessione che non è affatto di carattere economico ma volta da un lato al rispetto dei parametri di legge per l'accreditamento, dall'altro alla sicurezza di chi procrea e di chi nasce, anche se è corretto evidenziare che il reparto di Piombino ha storicamente assicurato uno standard adeguato e non si sono rilevati eventi-sentinella di particolare criticità.

In questa riflessione riteniamo corretto includere le necessarie considerazioni connesse alla posizione geografica, alla qualità dei collegamenti, alle difficoltà in ordine economico che la città attraversa e che auspichiamo presto siano superate favorendo un ritorno delle famiglie a quell'atteggiamento orientato al futuro che è il fondamento della procreazione.

Insieme alle istituzioni locali, ai tecnici, agli operatori lavoreremo per mettere in sicurezza il punto nascita di Piombino, e riteniamo che questa affermazione non sia interpretabile".



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