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Imprese & Professioni giovedì 22 marzo 2018 ore 06:00

Livorno capitale del gioco d'azzardo

A Livorno, il sindaco Filippo Nogarin sta portando avanti una battaglia serrata contro le slot machine e più ingenerale contro il gioco d'azzardo. Il motivo? A svelarlo è uno studio condotto da Simurg Ricerche.



LIVORNO — Filippo Nogarin e la guerra al gioco d'azzardo
Quella del sindaco di Livorno Filippo Nogarin non è affatto una battaglia immotivata, o intrapresa soltanto per far fede ad un punto di vista personale, ma per un motivo ben preciso. A svelarcelo è la ricerca condotta dall'agenzia Simurg Ricerche, specializzata in studi di carattere economico, ambientale e sociale, secondo cui Livorno sarebbe diventata una vera e propria capitale del gioco d'azzardo. La mole di puntate e soldi spesi nella città costiera ha fatto in modo che lo studio fosse intitolato: "Livorno, una Las Vegas a cielo aperto?" Un vero e proprio record insomma, che come era prevedibile ha fatto storcere il naso al sindaco Nogarin, sempre più deciso a riportare nella media regionale e nazionale gli indicatori analizzati dallo studio. Secondo i dati, infatti, Livorno è la città in cui si spende di più per acquistare gratta e vinci e nel quale la gente è solita frequentare sale slot, bar e siti online, come codicebonusscommesse.com. La medicina ideata da Nogarin e dalla sua giunta per sconfiggere una volta per tutte gli eccessi perpetrati dai propri concittadini? Una serie di ordinanze ad hoc, realizzate quantomeno per limitare un fenomeno che sta assumendo caratteristiche preoccupanti. 

Il crescente impegno dell'amministrazione comunale nella lotta alla dipendenza
I numeri offerti da Simurg Ricerche e l'impressione netta che si ha non appena si mette piede in una delle tante sale slot di Livorno, spiegano l'impegno assunto dal sindaco e dalla sua amministrazione nel cercare di far fronte ad un problema finora troppo sottovalutato e che rischia di assumere un rilievo sempre più importante. Ad aggravare la situazione è intervenuta anche una decisione del Tar regionale, che nello scorso mese di maggio ha deciso di bocciare la direttiva della giunta comunale di vietare l'apertura di nuove sale slot ad una distanza inferiore a 500 metri dalle aree più sensibili. Nonostante la decisione contraria del Tar, Nogarin non ha gettato la spugna e ha scelto di tornare all'attacco con una seconda ordinanza, che obbliga gli esercenti a ridurre gli orari di apertura al pubblico, con multe salate comminate a chiunque non rispetti il regolamento. La reale efficacia del provvedimento lascia spazi a molti dubbi, ma conferma la volontà della giunta M5S di contrastare con tutte le proprie forze una tendenza che comincia a preoccupare e non poco. 

I numeri dell'emergenza
I numeri diffusi da Simurg Ricerche parlano chiaro e puntano il dito contro un fenomeno che sta assumendo i connotati di una vera e propria epidemia sociale. I dati raccolti sugli esercizi presenti nella regione Toscana dotati di video-lotterie (VLT) e new-slot, affermano che a Livorno insistono ben 19 VLT/slot ogni 10 mila abitanti, contro una media nazionale di 14 e una media regionale pari a 15. A Livorno, inoltre, gli esercizi che offrono slot e VLT sono oltre 300: un numero rilevante, soprattutto se si pensa che nell'intera Toscana gli esercizi di questo tipo sono 5.200. La ricerca ha utilizzato i dati forniti dall'Agenzia dei Monopoli di Stato. Da quanto emerge, la media della spesa calcolata su ciascun residente supera abbondantemente i 1200 euro, mentre nel resto della regione è di poco superiore ai 903 euro all'anno. In Italia, invece, la spesa pro capite si ferma a 818 euro. I videogiochi al centro dell'ormai accesissima discordia fra esercenti e amministrazione comunale si trovano soprattutto nei bar (57%) e nelle tabaccherie (25%), mentre se ne trovano pochi nei circoli privati (4%). Gli esercizi specializzati (sale slot, sale VLT, etc.), invece, detengono il 7% del totale dei giochi incriminati. 

Gli effetti sociali del fenomeno
Nella provincia di Livorno le slot machine sono quasi 2.000, e di queste più della metà sono a Livorno città. La media è di una slot ogni 135 abitanti. Nelle macchinette presenti nei locali di Livorno vengono spesi ogni anno quasi 43 milioni di euro (l'80% dell'intera provincia). Cifre vertiginose, soprattutto se si pensa a ciò che resta fuori dai conteggi: schedine, gratta e vinci, superenalotto, scommesse sportive. Insomma, se fino a qualche tempo fa il gioco d'azzardo era un vizio di nicchia, riservato ai soli giocatori patologici, spesso uomini adulti, avvezzi all'abuso di alcool e frequentatori di locali notturni, oggi è diventato un fenomeno di massa, in grado di conquistare l'attenzione di donne e ragazzi. Lo sdoganamento e la legalizzazione del gioco d'azzardo hanno dato una bella spinta a tutto il movimento, che annovera rivenditori di gratta e vinci e simili, sale slot, centri scommesse e siti online. Ad oggi, quella del gioco è la terza azienda nazionale, in grado di dare lavoro ad oltre 120 mila persone, ma al contempo restando il settore meno tassato. Ma quali sono le possibili contromosse? Vietare l'apertura di esercizi di questo tipo nei pressi da scuole e luoghi pubblici, evitare che le slot siano esposte ai passanti, ridurre gli orari di apertura e detassare i locali che ne sono privi.



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