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martedì 21 novembre 2017

Lavoro domenica 10 settembre 2017 ore 11:18

Cevital al capolinea, Jindal è ancora un'incognita

Mentre la città si è già divisa sulla possibile riaccensione dell'altoforno, gli esperti dell'acciaio tratteggiano lo scenario per la ex Lucchini

PIOMBINO — Il progetto Aferpi sarebbe già stato poco realistico all’inizio, a riferire le parole di Antonio Gozzi presidente di Federacciai è il quotidiano Il Tirreno. I problemi per l’esportazione dei capitali di Rebrab e l’inesperienza nel mondo dell’acciaio da parte dell’imprenditore algerino avevano già segnato le sorti del progetto dedicato al rilancio dello stabilimento piombinese.

“Non conosco i termini dell'addendum, ma a me pare che l'inadempienza di Rebrab sia clamorosa. Per questo credo che il Governo dovrebbe andare alla risoluzione del contratto. E fare un'altra gara per verificare l'eventuale interesse di altri soggetti industriali”, ha detto Gozzi al Tirreno.

L’interessamento di Jindal, intanto, si sta facendo sempre più concreto anche se, al momento, non è dato sapere particolari dettagli del piano se non la ripartenza o meno dell’altoforno. Quello dell’altoforno è un aspetto molto discusso che ha diviso sin da subito la città. Intanto sindacati e istituzioni hanno chiesto un incontro al Ministero dello sviluppo economico per chiarire proprio gli aspetti di questo piano che risulterebbe ancora in fase embrionale (leggi gli articoli correlati).

Per il presidente di Federacciai la ripartenza dell’altoforno è improbabile anche dal punto di vista economico e delle produzioni. Di diverso avviso è l’analisi di Gianfranco Tosino dell’ufficio studi Siderweb, il portale dell’informazione online dell’acciaio. “Il temuto maggior impatto ambientale dell’altoforno potrebbe essere significativamente ridotto adottando le nuove tecnologie produttive già utilizzata dal gruppo JWS in altri impianti”, si legge.

Rebrab pronto a fare un passo indietro? Forse. Sarebbe in corso un trattativa con il gruppo di Jindal. Intanto la situazione dell’acciaieria di Piombino non è delle migliori. A riferirlo è Il Sole 24 Ore sulla base dell’ultimo bilancio della società che indicherebbe una perdità di 16,9 milioni di euro a fronte di un volume d’affari di circa 205 milioni.

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