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mercoledì 21 agosto 2019

Attualità domenica 12 agosto 2018 ore 07:00

I tappini

Foto di Riccardo Marchionni

Su #tuttoPIOMBINO partendo da un semplice tappo di bottiglia Gordiano Lupi va indietro nel tempo, tra racconti e ricordi



PIOMBINO — Un tappo colorato come non se ne trovano quasi più per strada in quest’epoca votata al riciclaggio, all’ordine, alla perfezione imperfetta d’una vita asettica. Adesso non si getta più niente per terra, a parte orribili mozziconi di sigaretta, adesso i tesori scarseggiano. 

Un semplice tappo di bottiglia, birra, aranciata, coca cola, chinotto, gassosa, non importa il tipo, quel che conta è la potenza evocatrice, e stamani lo incontro, proprio in fondo alle scale, appena uscito di casa, accanto al cancello. Rosso con una T colorata di giallo nel mezzo e quel sapore d’infanzia nascosto in quel metallo lieve, in un tappo a corona, intagliato con cura, piccolo tesoro d’altri tempi. 

Negli angoli nascosti d’un passato rivedi la vecchia via Gaeta, tra la bottega del fabbro e il carrozziere che ti destavano di buon mattino in un frastuono di rumori. A metà strada, il deposito di acque minerali del Toccaceli, ma non è importante, come non serve dire che il fabbro si chiamava Londi, quel che conta è soltanto il magazzino dei tesori impossibili. 

Via Gaeta e la mia infanzia, quando possedere una raccolta di tappi a corona era un tesoro che ti permetteva l’ingresso a gare impossibili, celebrate per strada, corse di fantasia come se quei pezzetti di metallo fossero ciclisti o piloti Ferrari, corse da bambini che sognavano immaginari traguardi. Ricordi il tappo più raro, quello della Lurisa, con l’esploratore armato di sciabola che si faceva largo nella giungla, o quello ambito della birra Peroni per la pubblicità televisiva: Nastro Azzurro esportazione bianca e azzurra, nazionale rossa e gialla come la maglia della Roma. 

Tappi colorati che prendevano il posto delle figurine dei calciatori durante i lunghi pomeriggi invernali, passati in una piccola sala affacciata sul grande stabilimento siderurgico a inventarsi corse e partite con personaggi immaginari per ingannare la solitudine. E tua madre che cantava mentre il primo pulviscolo primaverile fecondava la stanza, intervallando rumori di carrozzeria, facendo dimenticare la fiamma ossidrica del fabbro, note melodiche d’altri tempi, Domenica è sempre domenica, Madonne fiorentine, La porti un bacione a Firenze, Piemontesina bella…. 

Le coltri buone della tua infanzia, la protezione d’un letto caldo in compagnia dell’ultimo numero dell’Uomo Ragno che sconfiggeva impossibili avversari, mentre tuo padre si preparava per la passeggiata direzione piazza Bovio, giacca e cravatta, impeccabile, come ogni domenica mattina. Finiva che ti alzavi e andavi con lui, costretto nel vestito buono della festa, ma percorrevi la città vecchia guardando per terra a caccia di tesori, per scovare il pezzo mancante alla tua collezione, il tappo da scambiare, il campione che avrebbe vinto ogni gara, il particolare per dare un senso al capolavoro. 

So bene che giorni così non torneranno, come non torneranno le canzoni gioiose di mia madre - era così giovane, ma chi lo sapeva! - il sorriso di mio padre, le gare con tappi e calciatori, la magia di un’attesa, il sogno d’un futuro, la voglia di crescere in fretta, l’ingenuità di bambino. 

Capita però che basti la magia d’un incontro con un semplice oggetto inanimato - un tappo a corona in fondo alle scale della tua casa - per scatenare una tempesta di ricordi e assaporare d’un tratto il profumo del passato. Vecchie madeleines della mia vita, che a volte rivedo negli occhi di mia figlia. E forse questo è il solo modo che mi resta per tentare di viverle ancora.

Estratto da Piombino con gusto

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata



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