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Attualità domenica 22 aprile 2018 ore 07:00

La tragica storia della famiglia Pavolini

Su #tuttoPIOMBINO Gordiano Lupi firma un articolo che ripercorre la tragica sorte dalla famiglia Pavolini



PIOMBINO — Un giorno alla fiera del libro di Modena incontro Antonio Cambi, che mi racconta di un suo studio accurato sulla tragica sorte della famiglia Pavolini. Me ne aveva già parlato Mauro Carrara e avevo letto alcuni libri sulla strage di Sant’Anna di Stazzema, nella quale la sfortunata famiglia piombinese fu coinvolta.

Ripercorriamo le tappe di una vita ordinaria che deflagra in un destino straordinario. Fulvio Pavolini è un dipendente Magona, come tanti piombinesi, nato nel 1903, da Giovanni ed Ernesta Cavicchi, comincia a lavorare da bambino (13 anni!), segue le orme del padre e diventa fuochista. Altri tempi, quando si passava infanzia e adolescenza tra turni massacranti e siviere, fuochi da alimentare, carbone da respirare, sudore e fatica. Svolge gli obblighi di leva nel 1923, torna a casa un anno dopo, diventa magonista esperto, fa pure il caldaista, ha uno stipendio sicuro, insomma è uno da sposare: Prendilo, è di Magona!, dicevano le mamme piombinesi alle figlie. Vive in via Pisa al numero 3, una strada storica della vecchia Piombino, dove nel 1936 nascerà pure mia madre. 

Fulvio Pavolini è anche uno sportivo, dedito alla ginnastica che pratica al Dopolavoro Magona d’Italia, quello Stadio dove negli anni Cinquanta il calcio vivrà periodi di gloria. Lilia Adorni diventa sua moglie, un’americana dicono i piombinesi, nata a Indipendence nel 1907, sposata nel 1929, ma che non è così americana, ché i genitori si chiamano Egisto e Dalida Tabarraci. Emigranti, un destino comune in quei tempi grami, ma Fulvio è di Magona, garantisce sicurezza, si può pensare di fare figli e stabilirsi in Italia, in un angolo di Maremma dove pane e fumo danno piccole certezze. Nasce Giovanni, un anno dopo le nozze, poi Claudio (1932), Giovanna (1934) e Fulvia (1938, nel giorno di Pasqua). Fulvio Pavolini è un cittadino esemplare, appassionato di sport e Carnevale, partecipa alla prima gara tra quartieri del 1934, le cronache lo ricordano costruttore del carro Carnevale tra gli astri, del rione Portovecchio, insieme a Elio Signorini. Lo sport occupa tutto il suo tempo libero, diventa accompagnatore della squadra di Ginnastica Artistica della Magona, attività nella quale l’Italia eccelle grazie al grande impulso dato dal fascismo. 

Pavolini è così dedito allo sport che a volte trascura il lavoro e viene redarguito, multato, persino licenziato, infine assunto di nuovo ma retrocesso al ruolo di fuochista. Ma il fascismo vede di buon occhio la ginnastica, i gerarchi lo proteggono, gli fanno guadagnare una gratifica e speciali permessi per assentarsi dal lavoro. Tutti in casa Pavolini frequentano la palestra, Fulvio è così popolare nell’ambiente che svolge compiti da giurato ai campionati nazionali di ginnastica femminile del 1941. 

Proprio quando tutto sembra volgere per il meglio, bussano alla porta eventi tragici: la guerra al capitolo conclusivo con Piombino sede di scontri cruenti. Fulvio, per evitare pericoli, manda moglie e figli in Versilia, a Viareggio, nel giugno del 1943, poco prima della Battaglia di Piombino (10 settembre). Nel marzo del 1944, Fulvio decide di rivedere i suoi cari, a Pietrasanta, si licenzia dalla Magona e chiede le spettanze di liquidazione. Ci sono bombardamenti ovunque in quel periodo, ma Piombino e Viareggio sono particolarmente colpite, per la presenza di porti e industrie belliche. 

In una lettera ritrovata da Antonio Cambi, si legge che Fulvio spera di poter tornare a Piombino, un giorno, quando tutto sarà finito, disponibile a riprendere il lavoro in fabbrica e a ricostruire lo stabilimento che l’ha visto crescere. Non sa che il destino trama contro le sue speranze. 

La famiglia Pavolini si sposta a Sant’Anna di Stazzema, dopo i bombardamenti di Pietrasanta, posto ritenuto più sicuro perché isolato dal resto del territorio. Fulvio spera di tornare a Piombino, liberata il 25 giugno del 1944, ma non ci riesce, perché nell’agosto del 1944 un battaglione composto da SS e da repubblichini cattura l’intera famiglia e la passa per le armi, insieme ad altri cittadini inermi, in fuga da una guerra terribile. Tutti finiscono sepolti in una fossa comune, al termine di uno degli eccidi più ingiustificati e orribili del Secondo Conflitto Mondiale.

Al Cimitero di Piombino è visibile ancora oggi una lapide che ritrae la famiglia Pavolini felice e spensierata, un monumento funebre edificato dai genitori di Fulvio, che videro scomparire figlio, nuora e nipoti, per dover occuparsi delle loro esequie. Storie terribili, che fanno parte della nostra storia, da ricordare e tramandare perché simili atrocità non debbano più accadere.

Bibliografia
Antonio Cambi - “Breve storia della famiglia Pavolini”, articolo
Mauro Carrara - “Il sacrario dei caduti in guerra”, Il Foglio Letterario, 2013

Gordiano Lupi
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