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martedì 22 ottobre 2019

Attualità domenica 20 gennaio 2019 ore 10:03

Tempo di Cicciolo

Foto di Riccardo Marchionni

Su #tuttoPIOMBINO Gordiano Lupi racconta i nuovi preparativi per il Carnevale piombinese 2019



PIOMBINO — Volontari al lavoro pure quest’anno per regalarci un Cicciolo che non può mancare. Pochi ma buoni: Mirio, Riccardo e Luciano del Comitato Festeggiamenti Piombinese

Purtroppo ci sarà solo il popolare mascherone in cartapesta, il tipico briaco piombinese nel suo ultimo giorno di vita, accompagnato da una vedova affranta, come tradizione un uomo in abiti femminili, ché i fondi disponibili e la forza lavoro non consentono altro. Carnevale in tono minore, se pensiamo alle stupende sfilate degli anni Settanta - Ottanta, quando la voce di Irene Scrivini risuonava dalla terrazza del Ristorante Moderno, accompagnando una regale sfilata di carri, mascherate e reginette dei diversi quartieri in gara. 

Se poi parlate con i nostri vecchi vi racconteranno di carnevali ancora più belli, ricchi di maschere e carri, negli anni Cinquanta e nei primi Sessanta, spettacoli che non abbiamo visto ma che sono riprodotti in suggestive fotografie in bianco e nero, nelle pagine di molti libri dedicati al Carnevale, scritti da autori come Montagnani e Barsellini. 

Abbiamo già riportato su queste colonne la storia di Cicciolo e del Carnevale, quindi non ci ripeteremo, vogliamo soltanto rinnovare il ricordo, forse di tempi peggiori, certo, di stagioni in cui il Carnevale rappresentava uno dei pochi divertimenti popolari. 

Erano tempi poveri (ma belli, parafrasando un film), una festa danzante era un evento, una sfilata di carri allegorici con la banda cittadina al seguito un modo per riunire la città, un motivo per far festa. Non dimentichiamo che in un recente passato ci sono stati anche brutti spettacoli legati al Carnevale, episodi di bullismo che abbiamo cercato di cancellare dalla nostra memoria, brutte storie da periferia decadente, non degne di una terra come la nostra. Siamo certi che non accadranno mai più. Preferiamo il ricordo del bambino che per mano alla mamma si dirige in piazza Bovio, guarda un mascherone che brucia, intona una canzoncina di cui non capisce bene il senso, ma la canta lo stesso, perché si diverte: “È morto Cicciolo! È morto un bischero!”. 

Facciamolo anche quest’anno. Rendiamo omaggio ai pochi volontari del Comitato Festeggiamenti che si fanno il mazzo per noi, per rinnovare una tradizione, per non farla morire, per darci ancora una volta la possibilità di sorridere, con i nostri bambini, mentre Cicciolo prende fuoco. L’inverno sta per finire, freddo e preoccupazioni lasceranno il posto a una spensierata primavera, se il mascherone brucerà rapidamente sarà un’estate senza nuvole e con tanto sole sul nostro litorale. Speriamo che porti pure lavoro e voglia di cambiamento. Ne abbiamo tanto bisogno.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata



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