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venerdì 23 agosto 2019

Attualità venerdì 31 agosto 2018 ore 16:00

​Pomodoro da industria, coltura in affanno

immagini di repertorio

La Confederazione Italiana Agricoltori: "Grande Distribuzione Organizzata uno dei principali ostacoli allo sviluppo sostenibile del comparto"



CAMPIGLIA — “Il pomodoro è uno dei prodotti simbolo del made in Italy ed una è una parte importante della storia produttiva di questo territorio, considerato che dei quattro impianti di trasformazione attualmente operativi in questa regione, ben tre sono collocati nella provincia di Livorno” questo quanto ha sottolineato la Cia Livorno in una nota che ha posto una lente sui problemi legati alla grande distribuzione organizzata. 

Il pomodoro "esportato in tutto il mondo, presente in ogni abitazione, è anche uno degli ingredienti alla base della dieta mediterranea. - hanno riferito - Con un giro di affari che supera i 3 miliardi di euro, tra i 65mila e 70mila ettari investiti a coltura ed oltre 5 milioni di tonnellate prodotte, di cui il 60 per cento esportate ed il 40 per cento destinate al mercato interno, il comparto del pomodoro industria colloca l’Italia al 3° posto tra i produttori mondiali. Numeri importanti, però ogni anno diminuisce sia il prezzo della materia prima, che del trasformato. Bastano pochi numeri per dare conto di quanto affermato L’accordo per il prezzo del pomodoro da industria nella campagna 2018 per il bacino del Centro Nord è stato chiuso a febbraio scorso a 79,75 euro alla tonnellata, lo stesso importo dello scorso anno. Nel 2016, l’accordo era stato definito a 85,20 euro a tonnellata Nell’anno 1996, il prezzo concordato era stato di Lire 180mila/ton corrispondenti alle attuali 92,96/ton senza considerare la variazione del poter di acquisto della moneta. Ma i costi di produzione in questi 22 anni sono lievitati". 

"Una filiera, quella del pomodoro, con produzioni di eccellenza, ma che rischia di trasformare il prodotto in una commodity, una merce standardizzata, un prodotto pressoché uguale a quello che si trova in altre parti del mondo, facendo venire meno uno dei punti di forza del made in Italy, la qualità e la biodiversità In questo contesto, la GDO (Grande Distribuzione Organizzata), essendo l’anello finale della filiera, è divenuto l’arbitro del commercio dei prodotti agroalimentari, determinando prezzi bassi, con pressione sui fornitori perché riducano i costi, si accollino i rischi produttivi e nello stesso tempo garantiscano elevati standard qualitativi. - hanno aggiunto - Il cosiddetto meccanismo delle aste on-line con doppia gara al ribasso, diffuso su larga scala, ha ripercussioni a catena su tutta la filiera. L’industria che ha pre-venduto parte della produzione a prezzi bassissimi, si rifa sul produttore, imponendogli a sua volta prezzi d’acquisto della materia prima più bassi possibile ad esempio applicando elevate tare al prodotto consegnato. Il risultato finale sono produttori senza reddito da una parte ed industriali della trasformazione che sostengono di vendere spesso a prezzi più bassi di quelli di produzione". 

Per il presidente di Cia Livorno Pierpaolo Pasquini resta la necessità di "costruzione di un complesso agricoloindustriale, che attraverso una attività organizzativa, tecnica ed economica, realizzata sul piano della collaborazione e non della competizione, riesca a far recuperare valore aggiunto al comparto, considerato che la sfida del mercato non si gioca solo sul prezzo della materia prima".



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