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Attualità domenica 13 ottobre 2019 ore 07:00

Viale Regina Margherita, Via Collodi e Il Piave

Foto di Gordiano Lupi

Su #tuttoPIOMBINO di Qui News Val di Cornia "Viale Regina Margherita, Via Collodi e Il Piave" di Gordiano Lupi



- — Viale Regina Margherita è la strada dove ho trascorso il tempo della mia adolescenza, ma anche i suoi paraggi sono stati il mio piccolo mondo: via Collodi, via Salgari, fino a piazza Ferruccio Niccolini con la Stazione Ferroviaria. 

Percorrevo viale Regina Margherita per andare a scuola, ogni mattina, diretto verso via Cavour e un vecchio liceo che non c’è più; la domenica quando il Piombino giocava in casa andavo allo stadio, proprio sopra casa mia, in via del Chiassatello; durante la settimana, per allenarmi, facevo un breve tratto di quel viale che conduce al porto, un tempo infausto chiamato viale Adolfo Hitler. 

Viale Regina Margherita era sede - per fortuna lo è ancora - del tempio della mia vita, di quello Stadio Magona dove la mitologia di una partita con la Roma ancora resiste, nonostante tempi calcisticamente grami. Via Collodi, invece, ospitava un Hotel, adesso tristi appartamenti che del vecchio albergo conservano solo il nome, dove alla reception lavorava la zia di un mio amico. Ci capitavo spesso in via Collodi, dove viveva pure la nonna del solito amico, proprio accanto all’albergo, vicino al Centro Spesa del Galli, il negozio preferito da mia madre per fare acquisti. 

Era bello l’Hotel Collodi, come erano eleganti le due villette stile liberty edificate in mezzo ai palazzi, tra giardino e antiche strutture, affogate da un’edilizia popolare che negli anni Sessanta procedeva spedita. Ville decadute, ormai; la prima, che si affaccia su viale Regina Margherita ancora resiste, l’altra, in via Collodi, pare la casa degli orrori, uno stabile sul punto di cadere a pezzi, due piccioni crocifissi alle inferriate del balcone, un giardino infestato da erbacce, la facciata distrutta dal tempo, le persiane ossidate, gli infissi cadenti. 

Via Collodi non è più la stessa, purtroppo, adesso è una strada buia intrisa di ricordi che conduce al nuovo ingresso dello stadio, in via Salgari, dove non c’è più neppure il Campino Marrone, altro simulacro adolescenziale perduto, altro luogo dove tutti abbiamo giocato al calcio sbucciandoci i ginocchi sulle pietre dure. 

Un ultimo sguardo ai luoghi della mia adolescenza mi porta alla Stazione, in piazza Ferruccio Niccolini, dove un tempo sorgeva Il Piave, albergo ristorante dove si dormiva con poco e si mangiava bene a prezzi modici. Il Piave ancora oggi è per me legato al ricordo di un campionato vinto, di un Piombino promosso in serie D, dirigente Franco Luzzetti, ero ospite alla cena per festeggiare la promozione e - vi giuro che non sto mentendo! - rammento ancora il sapore di quei muscoli conditi con olio e limone, di quella frittura di paranza, di quel risotto di mare. Il Piave abbinato a un ricordo calcistico, come la discoteca Joyce di Salivoli, pure lei scomparsa tra le pieghe del tempo, molti anni prima era stata il luogo dove festeggiare un’affermazione nerazzurra, con la televisione locale, quella Rete Toscana Sud della quale un giorno o l’altro dovrò parlare. Adesso mi consola vedere che la facciata del Piave è in ristrutturazione. Non so davvero che cosa ci faranno, forse i soliti anonimi appartamenti, probabilmente un locale, ma l’insegna è tornata al solito posto, il nome e la piccola storia della mia Piombino perduta non si dimenticano.

Gordiano Lupi
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