In queste ultime settimane a numerosi olivicoltori è pervenuta una comunicazione che attenziona quanto previsto dal disciplinare dell’olio evo toscano IGP rispetto alla massima produzione ad ettaro di olive consentita.
Nel merito è intervenuta la cooperativa Terre dell'Etruria.
"Ciò che ci preoccupa di quello che è stato scritto, che non è altro che ciò che prevede il disciplinare di produzione, è il disorientamento che sta creando tra gli olivicoltori. - hanno spiegato - Questo anche in considerazione della ottima annata produttiva che si presenta. Ribadiamo, affinché non ci siano fraintendimenti, che bene hanno fatto ad attenzionare il problema perché di fatto esiste una regola che ad oggi non può essere disattesa, ma che sicuramente va riconsiderata. Come Cooperativa Terre dell’Etruria ci sentiamo in prima persona coinvolti, proprio per ciò che rappresentiamo per l’olivicoltura: 6 frantoi, oltre 5000 soci, circa 180 mila ql. di olive lavorate oltre 9000 quintali di olio commercializzato per conto dei soci. Sappiamo bene, e siamo stati sempre tra coloro che hanno 'preteso' controlli approfonditi e continui lungo tutta la filiera, che l’olio toscano IGP è tra i più copiati ed è per questo che dobbiamo in ogni modo spenderci, senza sosta, per salvaguardarne l’identità e la credibilità. Oggi però ci rendiamo conto che ci sono delle decisioni prese che vanno corrette e dobbiamo farlo proprio in difesa di un mondo produttivo che sta cambiando".
"Non possiamo utilizzare risorse pubbliche e private per rendere più produttivo e competitivo l'oliveto e contemporaneamente considerare quella maggiore produttività, di per sé, un'anomalia. - hanno proseguito da Terre dell'Etruria - In olivicoltura innovare ed efficientare, oltre a garantire la sostenibilità economica dell’agricoltore, permettendogli di restare guardiano ambientale e paesaggistico del territorio, è condizione essenziale per rafforzare i concetti di qualità e tipicità; è anche noto che una buona produzione dell’oliveto non va assolutamente a scapito delle caratteristiche chimiche ed organolettiche del prodotto. La discussione sulla soglia della media produttiva dei 90 quintali ad ettaro, non può essere quindi affrontata limitandosi alla valutazione di un singolo parametro o di una singola disposizione. Dietro quei numeri ci sono aziende agricole, migliaia di produttori, cooperative, frantoi, strutture di stoccaggio e di commercializzazione, investimenti realizzati negli anni e soprattutto una precisa idea di agricoltura e di territorio. Le regole devono essere al servizio della filiera e della sua capacità di creare valore".
Dunque la richiesta di un confronto sulle regole tenendo di conto delle diverse realtà produttive ed economiche che in questi ultimi anni si sono costituite.
"Siamo pronti a confrontarci con le istituzioni, con le organizzazioni agricole e con tutti gli operatori della filiera per migliorare un disciplinare di produzione che metta al centro l’olivicoltore e la sua correttezza produttiva. La soluzione non può essere abolire i controlli ma renderli intelligenti. Per noi è utile trasformare il limite da una barriera generalizzata a un elemento di rischio da verificare. Dunque, chi produce nella normalità non deve essere trattato come un potenziale frodatore e non deve essere penalizzato per il semplice fatto di avere un oliveto efficiente. - hanno commentato - La nostra proposta non è eliminare il limite dei 90 quintali, ma rivedere il sistema introducendo soglie differenziate e controlli proporzionati al rischio, tenendo conto della tipologia dell'impianto, delle varietà, delle condizioni dell'annata e della storia produttiva dell'azienda. Siamo convinti che questa impostazione consenta di tenere assieme qualità, tutela della denominazione, innovazione degli impianti e redditività dell'olivicoltore", hanno concluso.