Da oggi la parola “artigianale” non è più un’etichetta da usare con leggerezza o peggio ancora allo scopo di frodare il cliente.
Come spiega Cna Livorno in una nota, entra infatti in vigore la norma introdotta dalla legge annuale per le Piccole e Medie Imprese che mette ordine nell’utilizzo del riferimento all’artigianato nella pubblicità di prodotti e servizi.
“Un cambiamento atteso e necessario – spiega il presidente provinciale Cna Carlo Santucci - che porta con sé una buona notizia per tutti: quando leggeremo “artigianale”, potremo finalmente fidarci. Dietro quel termine dovrà esserci davvero un artigiano, con le sue competenze, il suo lavoro e, perché no, anche un po’ di orgoglio. Questo metterà fine anche a tutte quelle iniziative in cui si spacciano per artigianali mercatini locali per aumentarne l’attrattività ma ingannando turisti e compratori. Chiediamo alle amministrazioni locali di vigilare su questo abuso e di non rendersi esse stesse protagoniste o sostenitrici di iniziative che usano a sproposito il termine artigianale, senza aver verificato che i prodotti o gli espositori siano veramente tali. Stop quindi a chi vuole fregiarsi dello status di artigiano senza avere non solo le competenze ma anche tutti i costi, le tasse e le responsabilità che comporta avere un’attività davvero artigiana”.
Le sanzioni previste dalla legge sono davvero incisive: chi utilizzerà impropriamente il termine rischia l’1% del fatturato, con un minimo di 25mila euro. Insomma, non conviene più improvvisarsi “artigiani” per marketing.
“La norma - continua Santucci - punta a ristabilire un principio semplice ma fondamentale: l’artigianato non è uno slogan, è un mestiere. Una misura significativa per la garanzia della qualità e la tutela dell’identità artigiana, a presidio della scelta consapevole e informata dei consumatori, spesso vittime sacrificali della concorrenza sleale praticata da imprese non artigiane”.
Come spiega Cna, da oggi il gelato artigianale non potrà nascere da una polvere misteriosa, ma da un laboratorio dove qualcuno pesa, miscela e assaggia (più volte, per sicurezza).
E il “mobile artigianale” non potrà essere solo “effetto legno” su catalogo: deve esserci chi quel legno lo ha tagliato, levigato e trasformato.
Anche per l’abito sartoriale non basta un nome chic: serve un sarto vero, ago alla mano, non un algoritmo che guida una macchina. Idem per la “pizza artigianale”: deve avere più lievitazione che slogan e meno scorciatoie industriali. Insomma, da oggi il concetto è meno etichette creative, più mani che lavorano davvero.
“Siamo molto soddisfatti per l’importante novità normativa – sottolinea il presidente nazionale Cna Dario Costantini - che rappresenta un traguardo fondamentale per l’artigianato. Ora è essenziale assicurare controlli capillari da parte delle autorità competenti, a garanzia degli artigiani e soprattutto dei consumatori.”