Politica

"Per Piombino Living un modello che non ci piace"

A contestate il destino e i numeri del progetto di housing sociale è il gruppo di Fratelli d'Italia dopo l'interrogazione in Consiglio

"I cosiddetti palazzoni di via Anne Frank non ci hanno mai convinto. E non soltanto per un'estetica che, a nostro giudizio, richiama modelli edilizi di stampo sovietico, lontani dall'idea di qualità urbana che vorremmo per Piombino, nonché per un'ubicazione infelice adiacente ad un asilo che trovò feroci critiche al tempo dell'inizio cantiere. Oggi, però, dopo la risposta alla nostra interrogazione in Consiglio comunale, alle perplessità urbanistiche si aggiungono numeri che sollevano interrogativi molto seri sull'efficacia di questo progetto".

Così il gruppo di Fratelli d'Italia a Piombino pone una lente sulle sorti dei palazzi Piombino Living alla luce dei risultati del bando per l'assegnazione degli alloggi.

I dati della risposta: 80 appartamenti complessivi, 50 alloggi destinati alla locazione a lungo termine, 75 domande presentate entro la scadenza del bando, soltanto 20 domande ammissibili, dunque 55 domande escluse.

"Significa che oltre il 73% delle domande presentate è stato escluso e che le domande ammissibili rappresentano appena il 40% dei 50 alloggi destinati alla locazione a lungo termine. - hanno commentato - Il progetto nasce per rispondere alle esigenze di quella fascia di cittadini che non possiede i requisiti per accedere alle case popolari, ma che, pur avendo un reddito, incontra difficoltà ad acquistare casa o a sostenere i canoni del libero mercato. Parliamo di giovani, coppie e famiglie che lavorano, pagano le tasse e cercano semplicemente un'abitazione sostenibile. Eppure, a fronte di 75 domande, ben 55 sono state escluse. Perché così scarso successo? Il problema risiede anche nella scarsa conoscenza dell'opportunità da parte dei potenziali beneficiari? Un'iniziativa che mette a disposizione decine di alloggi dovrebbe essere accompagnata da una comunicazione capillare, capace di raggiungere il maggior numero possibile di famiglie interessate. A nostro giudizio, la promozione del bando non ha avuto la visibilità necessaria. È mancata, almeno per quanto ci risulta, una strategia comunicativa sufficientemente incisiva per far conoscere questa opportunità in maniera diffusa. Non basta costruire appartamenti e pubblicare un bando: bisogna fare in modo che chi ne ha realmente bisogno sia messo nelle condizioni di conoscerlo e partecipare".

"La questione non riguarda soltanto Piombino Living, riguarda il modo in cui intendiamo affrontare le politiche abitative e lo sviluppo urbano della nostra città. - hanno proseguito - Concentrare 80 appartamenti in un unico complesso, dall'impatto architettonico così discutibile, non è la strada che avremmo scelto. Noi crediamo nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, nel recupero degli immobili inutilizzati, in interventi abitativi distribuiti nel tessuto urbano. Il progetto di via Anne Frank deriva da scelte amministrative precedenti e oggi dobbiamo valutarne concretamente i risultati. E i primi numeri disponibili non sono incoraggianti. Se le domande ammissibili sono soltanto 20 a fronte di 50 alloggi destinati alla locazione a lungo termine, è necessario capire come si intenda procedere. Ci preoccupa soprattutto che, per rendere occupabili gli appartamenti rimasti disponibili, si possa arrivare ad abbassare i requisiti di accesso in modo drastico senza un'attenta valutazione delle conseguenze sociali di detta scelta; si rischia l'effetto ghetto. Perché sarebbe paradossale realizzare un intervento così imponente per rispondere a un'emergenza abitativa e ritrovarsi, a distanza di pochi anni, a dover gestire una scatola vuota o peggio con problematiche di integrazione delle famiglie con fenomeni di degrado sociale".

"Non basta costruire 80 appartamenti per poter parlare di successo, sappiamo che presto verrà il presidente Giani a inaugurare il complesso, ma vorremmo sapere se ha contezza di questi dati deludenti. Tagliare i nastri va anche bene ma bisogna dimostrare che le abitazioni raggiungano davvero le famiglie alle quali sono destinate. Piombino ha bisogno di politiche abitative efficaci, non di grandi opere edilizie il cui successo, almeno per il momento, è tutto da dimostrare", hanno concluso.