Da una parte il sindaco di Piombino Francesco Ferrari che snocciola i progressi per il rilancio del polo siderurgico locale dopo l'incontro avuto con il ministro Urso, dall'altro i sindacati Fim, Fiom e Uilm che chiedono un incontro urgente in Regione denunciando nessun passo avanti per le industrie piombinesi. A chiedersi dove è la verità è il coordinamento Art. 1 Camping Cig che fornisce anche una risposta.
"Hanno ragione i sindacati: non un solo punto del cronoprogramma Metinvest si è completamente realizzato; Jindal, che è in corsa per Taranto, sta strizzando fino all'osso le acciaierie per fare gli ultimi profitti mentre dopo avere chiuso vari reparti abbandona la fabbrica al degrado e ai furti mettendo a rischio anche l'incolumità dei lavoratori; la Magona è nelle mani dei creditori e la vendita è bloccata. Oggi queste fabbriche sono ferme. - hanno commentato - Come Camping Cig diciamo da tempo che saremmo arrivati a questo! Quello che ci lascia sconcertati non è la denuncia tardiva dei sindacati. Quel che ci sorprende è la loro mancanza di proposte, continuano a sollecitare istituzioni e politica a fare in fondo quello che hanno sempre fatto: mettere al centro del nostro sviluppo una nuova multinazionale a cui concedere di tutto nella speranza che l'ultima sia meglio di quella precedente. Allora anche la linea sindacale sbagliata e subalterna a tale logica ci ha portato al disastro attuale: ci vuole l'autocritica".
"Lo Stato si riprenda l'intero stabilimento per rilanciarne la produzione di rotaie, vergella, sfere e colare acciaio, da questa posizione si confronti con il progetto Metinvest per verificarne fattibilità tecnica ed ambientale e la convenienza economica come fino ad oggi non è stato realmente fatto. - hanno aggiunto - Qualsiasi progetto, ripetiamo, deve essere comunque verificato all'interno di una strategia nazionale. Se solo non si ragionasse in modo subalterno al neoliberismo padronale, sarebbe del tutto evidente che il mezzo miliardo per la cassa integrazione speso dalla Stato in questi anni a Piombino poteva essere investito per il rilancio delle acciaierie poste sotto il suo controllo. Lo stesso vale per la Magona per pareggiare i debiti metta i soldi lo Stato e rilevi lo stabilimento eventualmente insieme ad un socio affidabile per rilanciare la produzione prima che perda tutti i clienti, la manodopera e gli impianti. Anche in tale operazione lo Stato non perderebbe soldi ed in poco tempo ne avrebbe invece un guadagno".
"In tali passaggi per garantire i lavoratori si attui un piano di prepensionamenti, uscite volontarie incentivate, e per i cassaintegrati si attui il progetto di utilizzo in lavori di pubblica necessità assunto all'unanimità dal Consiglio Comunale di Piombino. Basta essere succubi dell'ideologia liberista, abbandonata persino dall'Inghilterra che sta nazionalizzando la sua più importante acciaieria. Del resto ormai tutti i sindacati a Taranto realisticamente dicono che solo l'entrata dello Stato alla direzione dello stabilimento può salvarlo. Se alla prossima manifestazione come dicono i sindacati vogliamo accanto ai lavoratori dell'industria anche tutta la città per noi è necessario che ci facciamo partecipi di tutti i problemi che come cittadini stiamo vivendo dal problema dell'ospedale a quello del rigassificatore, dal mancato sviluppo del porto con il suo asservimento oltre che alla Snam a quello del commercio delle armi, dalle mancate bonifiche alla tutela dell'ambiente per promuovere uno sviluppo sostenibile e diversificato. La lotta per le fabbriche - hanno concluso - deve divenire parte di una vertenza generale per un piano di rinascita di Piombino".