"Il tema della nazionalizzazione degli stabilimenti industriali strategici, come le acciaierie che producono rotaie per la rete ferroviaria, è oggi più che mai centrale. Non è una questione ideologica, ma una scelta di politica industriale che riguarda il futuro del Paese, la tutela dell'occupazione e l'utilizzo delle risorse pubbliche". Parole dell'Unione sindacale di base a proposito delle questioni legate al rilancio del polo siderurgico di Piombino.
"Le infrastrutture di trasporto rappresentano un patrimonio strategico nazionale. - hanno spiegato - Garantire la produzione delle rotaie sotto un controllo pubblico significa assicurare continuità produttiva, autonomia industriale e sicurezza degli approvvigionamenti, senza dipendere esclusivamente dalle logiche di mercato delle multinazionali. Negli ultimi anni lo Stato è intervenuto più volte con finanziamenti pubblici, ammortizzatori sociali e incentivi a sostegno di grandi gruppi industriali. È inaccettabile che, dopo aver utilizzato risorse dei cittadini, le scelte strategiche restino esclusivamente nelle mani di soggetti privati che possono decidere di ridurre la produzione, rinviare gli investimenti o abbandonare i territori. Chi investe risorse pubbliche deve poter esercitare un controllo diretto sulla governance, sugli investimenti, sulla salvaguardia dell'occupazione e sulla transizione industriale e ambientale. La nazionalizzazione degli impianti strategici consentirebbe inoltre di difendere il lavoro e il tessuto produttivo dei territori. Le logiche del profitto non possono prevalere sull'interesse collettivo quando sono in gioco migliaia di posti di lavoro e produzioni indispensabili per il Paese".
"Per queste ragioni riteniamo che sia necessario aprire una discussione concreta sulla nazionalizzazione degli impianti strategici dell'acciaio, a partire da Piombino, affinché il futuro industriale del Paese non sia subordinato agli interessi delle multinazionali ma risponda all'interesse pubblico", hanno concluso dal sindacato.