Lavoro

"Acciaio sì, ma non per la guerra"

Lo striscione del Camping Cig chiede un impegno chiaro. Intanto restato i dubbi sui progetti di rilancio del polo siderurgico

Il Camping CIG ha affisso uno striscione all’ingresso di Piombino, per ribadire quanto l’associazione sostiene da tempo: acciaio sì, ma non per la guerra. 

"Se la guerra è un ricco banchetto per i capitalisti, è solo morte e distruzione per i popoli; la pace ha bisogno dell’impegno internazionalista dei lavoratori, a partire da Piombino chiediamo a loro e ai sindacati un no esplicito al rilancio dell'industria per la produzione di armamenti! - hanno commentato dal coordinamento - A Piombino, la situazione industriale rimane intanto sospesa a un filo: il recente incontro al Mimit non ha prodotto altro che l’ennesimo rinvio a settembre. Colpevolmente incomprensibile l’ottimismo di Ugl. Come il Camping Cig ripete da anni, va nella giusta direzione la richiesta di Usb: lo Stato deve entrare con proprie quote nelle società interessate, esercitando un controllo diretto. Fim, Fiom e Uilm confessano poi di avere presentato un testo unitario dell’Accordo Quadro con alcune modifiche. Un testo elaborato per settimane, evidentemente reso noto a governo e multinazionali, mai però sottoposto all’assemblea dei lavoratori interessati, seguendo un metodo antidemocratico inaccettabile: l’assemblea che decide deve essere invece convocata comunque prima del prossimo incontro al Mimit" (leggi qui l'articolo collegato).

"E intanto, - hanno aggiunto - Metinvest-Adria annaspa fra ritardi e ricerca di finanziamenti, confidando forse proprio nell’economia di guerra. In questo allarmante contesto, che ne sarà dei posti di lavoro? Dopo che dal 2008 i dipendenti diretti delle acciaierie sono già scesi all’incirca da 2.100 a 1.300, per non parlare dei 1.500 licenziati dell’indotto, oggi il meccanismo che produrrà nuovi licenziamenti collettivi è già operante. Non resta dunque che cacciare l’inaffidabile Jindal, il quale non va in alcun modo rilegittimato; lo Stato nazionalizzi l’intero stabilimento. In subordine, comunque lo Stato entri con proprie quote nelle società interessate, esercitando un controllo diretto ed imponga a Metinvest e Jindal precise penali per le inadempienze aziendali rispetto ad un progetto industriale che, lo ripetiamo, solo lo Stato può garantire e guidare. Inoltre, nell’Accordo quadro sindacale deve esserci l’impegno preciso che, se Metinvest abbandona, lo Stato guiderà l'intero stabilimento per rilanciare la produzione e garantire l’occupazione; affidare i dipendenti a Jsw significherebbe accettare un progetto industriale inconsistente con licenziamenti certi. Vanno comunque previsti per gli esuberi prepensionamenti e uscite volontarie incentivate. Obbiettivi, questi, che i sindacati hanno il dovere di imporre nell’Accordo quadro, previo mandato dei lavoratori".

"Senza dimenticare che il caso Piombino si pone all’interno del disastro dell’industria italiana, mentre il governo conferma la propria obbedienza alle multinazionali e alla loro economia di guerra, rinviando fra l’altro da anni la presentazione dell’annunciato Piano nazionale della siderurgia. Da parte sindacale vanno finalmente unificate le vertenze in atto, lo sciopero regionale dell’industria del 9 Luglio non deve restare una mobilitazione isolata e perciò solo dimostrativa", hanno concluso dal Camping Cig.