Lavoro

Acciaio, "Quella presa non è strada vincente"

Camping Cig: "Restiamo convinti che l'unica garanzia è il coinvolgimento diretto dello Stato per assicurare il rilancio della grande industria"

"Il futuro delle acciaierie tutti i sindacati lo hanno di nuovo messo in mano a Jindal e al Governo". Ne è convito il coordinamento Art. 1 - Camping Cig che ha firmato una nota per tenere alta l'attenzione sui prossimi passi per il rilancio dello stabilimento siderurgico di Piombino. 

"Allo scopo di sbloccare lo stallo hanno deciso, prima della firma dell'Accordo di Programma (AdP) e senza un Piano Industriale, di portare comunque avanti la trattativa con Jindal per stilare un Accordo Quadro che determinerà il futuro di 1500 lavoratori (Jsw, Gsi, Piombino Logistics). - hanno spiegato - Ci pare che dando ancora fiducia a Jindal e iniziando tale trattativa hanno di fatto avvallato anche la tesi che incolpa i soggetti pubblici della mancata firma dell'AdP. Pure ultimamente molti sindacalisti hanno dichiarato Jindal inaffidabile, altri hanno ipotizzato la necessità della nazionalizzazione. Oggi invece andranno insieme Sindacati e Multinazionale a chiedere al Governo, alla Regione ed al Comune di finanziare e sostenere il progetto Jindal? Ma quale progetto ha Jindal? Non crediamo che questa sarà una linea vincente. Forse garantirà altra cassa integrazione ma fare dare dallo Stato altri soldi e aiuti di ogni tipo a Jindal senza averne prima verificato la reale volontà di investire in prima persona nel rifacimento del treno rotaie e ancora di più senza avere preteso prima un piano industriale atteso dal 2020 è uno sbaglio! Restiamo convinti che l'unica garanzia è il coinvolgimento diretto dello Stato per assicurare il rilancio della grande industria a Piombino come a Taranto". 

"Per le acciaierie si cacci l'inadempiente Jindal e lo Stato si riprenda l'intero stabilimento. Chiediamo comunque che questa volta l'Accordo Quadro sia discusso approfonditamente dai lavoratori e siano presenti uscite volontarie incentivate e prepensionamenti perché anche se il progetto Metinvest andrà avanti (per noi è estremamente difficile) non assumerà che una minima percentuale dei lavoratori oggi in cassa integrazione a zero ore. Vogliamo tornare a lavorare acciaio per produrre rotaie, travi, lamiere ma non per costruire armi", hanno concluso.