Troppe volte abbiamo detto che erano altri tempi. Ma ci tocca ripeterlo. Erano tempi che un ragazzo di ventidue anni si trasferiva da San Severo (provincia di Foggia, primi sentori del Gargano) a Piombino (città di mare, industrie e ciminiere) per giocare a calcio. Non era il calcio di oggi, questo è chiaro, era il 1976, e un attaccante rapido e funambolico come Aldo Di Pietro aveva già debuttato a 18 anni (1972/73) in serie C con il Chieti, quindi la stagione successiva era stato in forza al Rionero in Vulture - serie D, 16 presenze, 10 reti - per approdare a Piombino, niente meno che in Promozione, ma scordatevi che fosse la Promozione che si gioca oggi. Prima di tutto era la prima categoria dilettantistica regionale, divisa in due gironi proprio dal 1976, dopo molte stagioni a girone unico; chi arrivava primo andava diretto in serie D. Il Piombino versione 1976/77 aveva fame di successo, voleva costruire una squadra per vincere il campionato. Un anno prima, sotto la guida di Emilio Reami, la vittoria era stata appena sfiorata, terzo posto dopo Cecina e Cerretese, tante polemiche per un presunto torto subito dalla giustizia sportiva, che prima aveva dato ai nerazzurri una partita vinta (a Colle Vald’Elsa) per poi confermare il risultato del campo. Il problema era che tutto era stato fatto a campionato finito, alimentando i sospetti che ci fosse del torbido attorno alla decisione della CAF. A quel Piombino per vincere il campionato mancava solo un attaccante di ruolo che affiancasse l’ala destra Biagini e rifinisse in rete i precisi cross che giungevano in area di rigore al termine di lunghe sgroppate sulla fascia. Allenatore il pisano Fabrizio Barontini - ex calciatore di serie A -, Di Pietro arriva a rinforzare la rosa insieme ad Andrea Orsini (grande libero del Pontedera), a novembre viene anche Flavio Ronchi - ex Modena, Inter, Empoli, Avellino e Livorno - calciatore che è uno spettacolo vederlo giocare. Promozione a doppio girone, passa in D solo la prima, ma il Piombino ha Di Pietro e Ronchi nel motore, il primo segna 12 reti, il secondo 11 (4 consecutive dopo l’acquisto), senza dimenticare i 9 centri di Biagini e gli 8 di Luciano Bianchi. La lotta è contro il Fucecchio che resta a 5 punti di distanza, con un Piombino che perde solo 4 partite e ne vince 20 (6 pareggiate). Festa grande a Camaiore, ultima di campionato, con vittoria grazie a un gol di Di Pietro all’82’, dopo il pareggio di Bianchi. Per la squadra di casa è retrocessione. Un anno di festeggiamenti, il ritorno in serie D dopo otto anni, le amichevoli con Perugia e Torino come simboliche ciliegine sopra una torta squisita. Ricordiamo quel Piombino 1975/76 con una foto (tratta da Almanacco Nerazzurro di Giovanni Gualersi): Barontini (allenatore), Bernardini (dirigente), Orsini, Tafuri (massaggiatore), Ficagna, Gerli, dott. Finucci (Presidente), Di Pietro, Quattrini, Ronchi, Bianchi, Medda, Pallini, Vivoli, Rossi, Faggiani. Nella foto mancano: Mangoni, Brilli, Mazzaccherini eChelotti. I gol di Aldo Di Pietro sono determinanti per salire in serie D, quindi il ventitreenne centravanti - che spesso gioca con la maglia numero 7 - viene confermato in un Piombino rinnovato, purtroppo abbandonato da Fabrizio Barontini (mancato accordo economico), affidato ad interim a Rolando Batistini, quindi lasciato nelle esperte mani di Enrico (detto Pippo) Favilli da San Vincenzo. Arrivano Francesconi, Santigli e Pastorelli, viene acquistato Agostini dal Grosseto per sostituire l’infortunato Ficagna, infine il colpo importante viene piazzato a novembre con due calciatori tecnici come Ettori e Di Mario (12 reti, grande bomber).
Sarebbe stato l’anno giusto per tentare l’avventura della serie C, vista la riforma dei campionati con l’invenzione della C2, ma il Piombino cala nel finale di stagione e si piazza undicesimo. Campionato esaltante, giocano al Magona squadre come Viareggio, Pontedera, Montevarchi, Sangiovannese e Carrarese (che vince il torneo). Di Pietro segna 4 reti in 19 partite, secondo bomber dopo Di Mario. Il terzo campionato in maglia nerazzurra per Aldo Di Pietro è la stagione 1978/79, sempre serie D, forse la migliore giocata dai nerazzurri, che si piazzano al quinto posto, dopo Pietrasanta, Rondinella, Sant’Elena Quartu e Cuoiopelli. Serie D a cinque gironi, campionato difficile e tecnicamente valido, con trasferte complesse in Umbria, Lazio e Sardegna. Allenatore è Romano Magherini, un sergente di ferro della panchina, che vuole salire in C2 ma non ci riesce, anche se l’errore sta nella cessione del bomber Di Mario, ma come rifiutare i 55 milioni offerti dalla Carrarese? Il Piombino cambia, se ne vanno Francesconi, Orsini, Biagini, Ronchi, Santigli, cessa l’attività Roberto Pucci (200 partite), arrivano Bernardis (grande attaccante), Calosso, Ferraro e Pellegrino. Stagione importante, giocata ad alto livello, sempre davanti a un pubblico numeroso e festante, sostanzialmente corretto, un vero e proprio tredicesimo uomo in campo, ci sono gli ultras ed esiste ancora il Club Nerazzurro Il Torrione. Debutta Stefano da Mommio (6 presenze) che farà una bella carriera, ricordiamo anche il povero Mangoni (una presenza) e l’esordio di Guarguaglini, un giovane del vivaio. Di Pietro gioca 20 partite e segna 7 reti, spesso con la maglia numero 11, da seconda punta accanto a Bernardis(15 reti), mentre l’ala destra è il rapido Pellegrino (6 reti). Aldo Di Pietro lascia il Piombino quando comincia la decadenza, la stagione 1979/80 è quella della retrocessione e del cambio di presidenza da Finucci a Camarri, con il confermato Magherini che perde la bussola della squadra e viene sostituito da Elia Greco che arriva terzultimo e torna in Promozione. Avremo tempo per gioire un’altra volta per il ritorno in serie D nella stagione 1983/84 grazie alla squadra messa in piedi da Lamberto Pazzi, anche se il campionato aveva cambiato nome in Interregionale, poi solo limbo dilettantistico che viviamo ancora. Tutte cose che ad Aldo Di Pietro non interessano, se non da sostenitore che osserva da lontano le gesta di una squadra che per tre esaltanti stagioni ha contribuito a rendere grande. Aldo cambia casacca, nella stagione 1980/81 è in forza alla Massese (in serie D), poi si avvicina a casa, in quel di Sulmona, e chiude la carriera abbastanza presto. Erano altri tempi. Erano tempi che al Magona c’era una tribuna verde. Erano tempi di una gradinata ricolma di pubblico. Radio e televisioni locali seguivano il Piombino, torpedoni partivano per le trasferte dal Bar Cristallo in piazza Gramsci e dal Bar Nuovo in Piazza della Costituzione. Erano tempi migliori? Non lo so. Non sta a me dirlo. So soltanto che mi mancano. E quando penso a quei giorni mi rivedo adolescente e mi commuovo.