Attualità

"Basta con la nuova normalità della guerra"

L'Unione sindacale di base rilancia una nuova mobilitazione e sciopero internazionale dei lavoratori portuali contro guerre e genocidi

La presenza di un carro armato nel porto di Piombino ha riacceso la protesta legata alla movimentazione di armi e mezzi militari nel porto della città. A evidenziare l'ennesimo passaggio è l'Unione sindacale di base.

"Benvenuti nella nuova economia del riarmo. - hanno commentato - Capita di mettersi in macchina o di prendere un traghettto per andare al lavoro, in vacanza, tra poco di nuovo a scuola, e ti ritrovi accanto un carro armato fatto e finito. Non sono reperti storici o oggetti da parata. Sono armi e mezzi militari veri, pronti ad essere utilizzati in esercitazioni e conflitti reali. È la nuova normalità della guerra. Quella in cui non siamo mai coinvolti. - ci dicono i nostri governanti - Ma i mezzi con cui viene fatta si vedono sempre più spesso transitare sulle nostre strade, ferrovie, porti. D'altronde, a furia di spendere i miliardi di euro presi dalle tasche dei lavoratori per i profitti delle multinazionali belliche, perchè stupirsi. I prodotti di questo nuovo business mortifero gireranno accanto a noi, sempre di più. L'Italia, zitta zitta, sta facendo eccome la sua parte nel grande sforzo dell'imperialismo occidentale di continuare a tenere l'85% dell'umanità sotto il suo tallone".

"L'Italia è diventata una grande retrovia logistica che foraggia conflitti terribili, che le classi popolari non hanno mai sostenuto e di cui pagano letteralmente il prezzo ogni giorno, dal supermercato alla pompa di benzina. Ma in guerra i fronti sono mobili, e anche le retrovie possono diventare bersagli di primaria importanza. E qui torniamo a noi, all'oggi. - hanno proseguito - Decisamente, l'articolo 11 della Costituzione non gode di buona salute nel porto Piombino. E insieme ad esso la sicurezza di tutti noi, già messa al rischio dal rigassificatore. Cosa succederebbe alla città se il porto dovesse diventare un obiettivo militare legittimo in ragione di questi movimenti di armi e mezzi? Non lo vogliamo neanche immaginare. Da anni, insieme al gruppo delle Donne in nero, lo diciamo e lo denunciamo, con tutti i mezzi possibili. Evidentemente non è bastato, come non è bastata la risoluzione di contrarietà alla trasformazione del porto cittadino in un Hub della guerra, risoluzione approvata a larga maggioranza dal Consiglio comunale di Piombino lo scorso Maggio, ma finora rimasta lettera morta. Serve una pressione ulteriore, reale e non solo evocata, che coinvolga e aggreghi diverse realtà territoriali coerentemente schierate contro gli orizzonti di guerra e spinga i lavoratori dell'area portuale a rifiutarsi di collaborare a questa deriva, che mette a rischio anche la loro sicurezza", ha proseguito l'Unione sindacale di base annunciando un nuovo sciopero durante l'ennesimo imbarco militare della Severine e per il 30 Ottobre come giornata di mobilitazione e di sciopero internazionale dei lavoratori portuali contro guerre e genocidi.

Le Donne in nero, insieme a Stop Rearm Europe, di fronte a questo nuovo mezzo militare movimentato nel porto, ha criticato la normalizzazione e l'indifferenza con cui gli operatori movimentano strumenti bellici.