Politica

"Casone torni un luogo per città e territorio"

Sinistra Italiana - Avs rilancia la proposta di Rifondazione pensando a un più ampio progetto per la rinascita dell'area

Il Casone di Baratti è di nuovo in vendita e, con l’annuncio, è tornato anche il progetto di un albergo di lusso da oltre 30 camere con spa e ristorante (leggi qui sotto gli articoli collegati). "Non è una novità: se ne parla da anni, con formule diverse. Ma il risultato di fondo è sempre lo stesso: un pezzo di storia del nostro golfo rischia di diventare l’ennesima struttura ricettiva chiusa dietro una sbarra privata". Parole del circolo Sinistra Italiana - Avs di Piombino che fissa una lente sul caso e condivide la posizione espressa in questi giorni da Rifondazione Comunista.

"Il Casone deve essere pubblico. Ci convince l’idea di un Casone che torni a essere un luogo per la città e per il territorio, legato al Parco Archeologico e alle Università, aperto alla ricerca sulle necropoli e sulla biologia marina, con una foresteria per studenti e ricercatori. E se ci saranno attività commerciali, dovranno essere inserite in un quadro di gestione pubblica, sul modello della Società Parchi".

"Il Casone deve rientrare in un progetto stabile di tutela e valorizzazione di Baratti e, più in generale, nel rilancio del sistema dei parchi e dei beni culturali della Val di Cornia. - hanno proseguito - Un progetto capace di sottrarre beni e luoghi di interesse collettivo all’incertezza e alle pressioni speculative e di restituire al pubblico un ruolo adeguato nella tutela e nella valorizzazione di un patrimonio che tiene insieme natura, agricoltura, storia e archeologia. L’obiettivo deve essere un turismo sostenibile e di qualità, non predatorio. Crediamo sia impossibile, però, affrontare la questione del Casone come se riguardasse soltanto un singolo immobile. Sul progetto di un resort di lusso con spa si affaccia una questione più profonda, che viene prima dei singoli progetti e della loro concreta possibilità di realizzazione: quale modello di sviluppo vogliamo per il golfo e per il nostro territorio? Un resort di questo tipo rappresenterebbe infatti un primo importante precedente per gli appetiti privati sul golfo. E sappiamo bene come funzionano i precedenti: ciò che oggi appare come un’eccezione domani può diventare un modello, aprendo la strada a una progressiva privatizzazione di spazi e funzioni che appartengono prima di tutto alla collettività".

"Da destra, e non solo, sono già partite le solite sirene: con quali soldi? Posta in questi termini, la domanda è legittima, solo che poi i ragionamenti che conseguono ricalcano una impostazione conservatrice e mercantilista del ruolo pubblico a cui immancabilmente fa seguito la stanca nenia sul ruolo salvifico del privato e del mercato che fa giustizia su tutto. Il Comune di Piombino, da solo, non può acquistare né gestire un immobile di questo tipo: i conti sono quelli che sono e chi sostiene il contrario non racconta la realtà. Ma da questa constatazione non discende affatto che l’unica alternativa sia affidarsi al privato. Prova ne sono i molti recuperi di edifici storici realizzati in passato dalla società Parchi con progetti cofinananziati da fondi europei nei parchi di San Silvestro, Rimigliano e nello stesso parco archeologico di Baratti e Populonia. Il PNRR poteva essere una straordinaria occasione, ma è stata clamorosamente mancata. Questo, però, non significa che non esistano altre possibilità. A livello europeo esistono strumenti di finanziamento che possono essere esplorati, anche in relazione alla ricerca, alla tutela ambientale e alla valorizzazione del patrimonio, come Horizon. La questione, dunque, è innanzitutto politica: avere la capacità di costruire un progetto adeguato e di individuare la dimensione istituzionale e finanziaria necessaria per realizzarlo".

Così Sinistra Italiana - Avs prova a dare il suo contributo: "Una proposta potrebbe essere quella di inserirlo in una cornice più grande, come ad esempio l’istituzione di un quarto Parco Regionale, il parco della Val di Cornia. Un ente di questo tipo può accedere a fondi che un piccolo Comune non riesce nemmeno a candidare, dai bandi ministeriali e universitari ai fondi europei sulla cultura. Si tratta di guardare al problema alla scala giusta, non di farlo ricadere interamente sul bilancio comunale. Ed è proprio qui che la vicenda del Casone pone una questione assai più generale, che riguarda tutte le forze politiche e chiama in causa i Comuni della Val di Cornia e la Regione Toscana: quale futuro vogliamo dare al sistema dei parchi e dei beni culturali e quale capacità abbiamo di tornare a pensarlo e governarlo come un patrimonio unitario? Quali risposte vogliamo dare alle esigenze di manutenzione, tutela e rilancio di ciò che già esiste? Si pensi, per esempio, alla Sterpaia e all’Oasi Orti-Bottagone, ma anche all’arretramento della linea di costa e alla conseguente erosione delle falesie, delle dune, della vegetazione retrostante e delle opere presenti in prossimità del mare. Sono problemi che richiedono risorse, competenze e capacità di programmazione che difficilmente possono essere affrontati dai singoli Comuni separatamente. Serve quindi ricostruire una capacità di programmazione sovracomunale, in dialogo con Regione, Ministero, Università e istituzioni europee, capace di elaborare progetti lungimiranti e di intercettare risorse oggi difficilmente raggiungibili dai singoli Comuni".

Dunque l'invito ad aprire un confronto con le forze di opposizione, le associazioni e tutti i soggetti interessati, per costruire una proposta alternativa all’attuale gestione e intavolare un progetto per il futuro del golfo.