Prosegue il dibattito attorno al destino del Casone di Baratti. Dopo il rilancio dell'ipotesi di vendita dell'immobile con la possibile destinazione di resort e la smentita in un intervista al Tirreno dell'assessore all'Urbanistica Luigi Coppola rispetto all'intenzione di vendita da parte della proprietà, si va affermando l'idea di una conversione a centro studi.
Sulla questione è intervenuto anche il gruppo consiliare Piombino Domani: "Crediamo che affrontare questo dibattito sia molto importante, perché significa sia parlare di una delle aree più pregiate del territorio comunale, se non la più pregiata, sia capire quale tipo di turismo vogliamo. Siamo in presenza infatti di un parco archeologico di grande interesse, per la sua storia, per l'eredità che ha lasciato e per le potenzialità di studio e ricerca che ancora presenta, un paesaggio culturale e naturalistico che è riuscito a preservarsi fino a oggi resistendo a molti tentativi di speculazione del passato. Non solo turismo balneare, quindi".
"In presenza di una pianificazione di questa costa che forse, come ha detto il vicesindaco Coppola, scadrà nel 2030 ma che risale al 2012/2013 ed è quindi piuttosto datata, sarebbe molto importante riformulare le previsioni in funzione dei cambiamenti che si sono verificati, delle molteplici fragilità che insistono su quest'area, di come vogliamo valorizzarla al meglio dal punto di vista qualitativo. - hanno proseguito - Secondo il Comune la destinazione a struttura ricettiva turistica del Casone resta quella prevista. È tecnicamente vero, ma è anche una mezza verità: si tratta di un piano approvato tredici o quattordici anni fa, mai aggiornato, e nulla ha impedito all'amministrazione di rivederlo prima. Una destinazione del 2013, pensata in un contesto economico e sociale diverso da quello di oggi, non può diventare l'alibi per non discutere".
"Chi insiste sulla via ricettiva dà per scontato che sia l'unica opzione realistica. Ma nessuno ha davvero dimostrato la sostenibilità economica di un intervento turistico su quella struttura e infatti in questi tredici anni non c'è stata alcuna proposta in questa direzione. - hanno aggiunto - Non si possono aumentare i volumi, difficilmente si potranno realizzare parcheggi o servizi accessori, e l'area di Baratti è già sottoposta a una pressione antropica eccessiva, in una delle zone archeologiche e paesaggistiche più delicate della costa toscana. Valorizzare non può voler dire consumare ulteriormente un luogo fragile: valorizzare significa anche tutelare".
"Per questo - hanno concluso - sosteniamo che questo immobile debba avere una destinazione diversa, con un progetto che qualifichi il Casone dal punto di vista culturale e della ricerca scientifica, in collegamento anche con la società Parchi, aperto a collaborazioni con università italiane e straniere e con altri enti di ricerca. Potrebbe essere un centro studi e di ricerca legato al territorio, sede distaccata o campo base per progetti di archeologia e biologia marina/costiera, in collegamento con dipartimenti universitari. In alternativa, una foresteria per ricercatori e studenti durante campagne di scavo o monitoraggio ambientale, oggi spesso ospitati in soluzioni di fortuna. Un'altra strada potrebbe essere un presidio di educazione ambientale e paesaggistica, con percorsi didattici sulla duna, la macchia mediterranea, l'erosione costiera: darebbe un contenuto stabile al collegamento con la società Parchi. Non va poi escluso uno spazio culturale destagionalizzato, una piccola foresteria per residenze artistiche fuori stagione — coerente con l'idea di non desertificare il golfo d'inverno".
Una proposta che ricalca in parte quella avanzata nei giorni scorsi da Rifondazione Comunista e poi da Sinistra Italiana - Avs (leggi qui sotto gli articoli collegati).
"In ogni caso - hanno concluso - chiediamo che il futuro di questa struttura sia deciso attraverso un confronto pubblico vero con l'amministrazione, la cittadinanza e i soggetti interessati, e non semplicemente subordinato ai tempi imposti da un'asta".