Giancarlo Novembrini (1937-2026)
Eri nato nel 1937,
con l'infanzia cucita sotto le bombe,
ma il pallone rotolava lo stesso,
più forte del tuono.
Avevi l’amore negli occhi e i guanti nel sangue.
Ti rivedo adesso,
giallo anticato di una foto stanca.
Stai in mezzo a Lido Vieri - il portiere della mia Inter -
e a Doriano Carlotti, il ricordo della serie B.
Poi Picchi, Innocenti,
tutti estremi difensori
con le mani grandi.
Proprio come te.
Alto, concentrato,
un ragno tra i pali,
forse somigliavi a Cudicini.
Io ti vidi bambino,
difendevi la porta del Centro
in un torneo estivo al Magona,
polvere e limonata.
La squadra era fortissima.
Davanti avevamo Batistini.
Dietro c’eri tu, che chiudevi il cielo.
Hai cominciato con il Venturina,
proprio come Lido.
Poi Como, la B,
L’Aquila in Quarta Serie,
di nuovo Venturina, Scandiano, Bondano.
E Venezia, la Serie A,
il massimo, il sogno.
Per chiudere dove batteva il cuore:
Portoferraio, Castiglioncello, San Vincenzo,
Massa Marittima, infine Suvereto.
Erano i primi Settanta,
scendevi dai pali sapendo di aver dato tutto.
Poi i tornei amatori,
perché la passione non si appende al chiodo.
E preparatore dei portieri,
quella era la tua febbre bella:
insegnare a volare, a cadere, a rialzarsi.
Intanto crescevi un figlio calciatore,
una figlia,
facevi il marito, il padre.
Come tutti. Meglio di molti.
Infine i ragazzi.
L’allenatore con le tempie grigie
e tutta la vita nei consigli dati piano,
tra un tuffo e un abbraccio.
Resta un rimpianto tutto mio
mentre guardo la foto,
un nodo che non si scioglie:
che tu non abbia mai indossato
la maglia nerazzurra del Piombino.
Sarebbe stato il cerchio perfetto.
Ma forse il cerchio è questo:
la memoria di chi ti ha visto
parare l’impossibile
nel vecchio stadio Magona,
in una notturna antica
dei primi Settanta
che non finiscono mai.
27 giugno 2026