Legambiente ha evidenziato due aspetti legati al dibattito aperto in Val di Cornia riguardo alla risorsa idrica e alle criticità riscontrate nelle recenti settimane.
Primo tra tutti la notevole quantità di acqua nelle perdite dell’acquedotto. "Perdite segnalate da mesi e che attendono la riparazione. Sono perdite anche di notevole quantità. Perché non si interviene?", hanno evidenziato da Legambiente.
Altro aspetto sottolineato dall'associazione è ambientalista è il problema dell’approvvigionamento idrico in Val di Cornia, oggetto di un percorso partecipato con tutti i Comuni, le aziende interessate compreso ASA, le associazioni, le categorie economiche, gli ordini professionali, con il supporto dell’università Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.
"Una lunga serie di riunioni durata anni, con proposte, analisi degli esperti, risoluzioni approvate da un comitato scientifico, un programma di azioni e la firma del Contratto di Fiume nel 2023 che assegna i compiti a ciascun ente o azienda, ma comunque vincola tutti i firmatari al rispetto delle decisioni prese. Tutti hanno firmato questo documento che dice: 'il Contratto di Fiume è lo strumento più idoneo finalizzato a definire un impegno condiviso da parte di diversi soggetti pubblici e privati, a vario titolo interessati alla Val di Cornia, per la riqualificazione ambientale e la rigenerazione socio-economica dell’ambito territoriale a questo connesso'".
E a proposito di acqua, ha ricordato Legambiente: "Le decisioni sono state che si scartava l’ipotesi di un grande dissalatore, troppo costoso, energivoro ed impattante e invece si è scelto di orientare la programmazione verso i cosiddetti 'interventi integrati' che perseguono contemporaneamente gli obiettivi di riduzione del rischio e di miglioramento della qualità ecosistemica, aree di esondazione diffusa, ricarica della falda e l’escavazione di nuovi pozzi a monte, dove l’acqua è più pura, e pozzi di subalveo di grande diametro in località Forni con un possibile beneficio e un risparmio in termini energetici oltre a ridurre i prelievi in aree a maggior fragilità”.
Di fronte a questa situazione Legambiente sposta l'attenzione verso le azioni mirate per migliorare l'approvvigionamento idrico, vista la carenza della risorsa confermata da Asa stessa in una nota in cui spiegava il particolare caso della Val di Cornia legato alla crisi idrica (leggi qui l'articolo collegato).