Per il Partito di Rifondazione Comunista le parole dell'assessore alla Sicurezza Vittorio Ceccarelli che derubricano gli episodi di violenza di venerdì notte a risse imprevedibili sono inaccettabili.
"Deprecabile è il fatto che i lavori che stiamo aspettando non siano ancora terminati, deprecabile è un forte ritardo o un comportamento, non episodi di violenza che, a ripetizione, stanno affossando Piombino. - hanno ribadito da Rifondazione - Quanto sta accadendo è il riflesso di un malessere che non può essere minimizzato. Affermare che contro gli episodi di violenza non si può fare niente perché non sono prevedibili, è una resa politica e sociale. Se è vero che non si può prevedere il singolo schiaffo, è altrettanto vero che si possono prevedere e gestire le condizioni che portano alla violenza. L'amministrazione non è solo ordine pubblico, quello spetta alla Prefettura, è soprattutto coordinamento sociale ed è qui che un’amministrazione che ha a cuore i suoi abitanti deve intervenire. E gli interventi da fare ci sono, a partire dall’educativa di strada, che non deve essere solo il titolo di un progetto con il quale sciacquarsi la bocca. Questo è uno strumento che consente di inviare educatori professionali nei luoghi frequentati dai ragazzi come piazze, muretti, locali. Il compito è quello agganciare i giovani, mediare i conflitti sul nascere e offrire alternative alla violenza. Invece di aspettare che i ragazzi vadano nei centri di aggregazione, che non ci sono, si mandano i professionisti da loro per intercettare il malessere e, nei imiti del possibile, porvi rimedio. Ma non tre mesi d’estate, serve un progetto serio che non conosce stagionalità. Si potrebbe intervenire nelle scuole ma non con lezioni noiose, dove il relatore parla un’ora lasciando praticamente le cose come sono, ma con laboratori attivi sulla gestione della rabbia e sull'uso dei social, dove spesso le risse vengono programmate e filmate per essere esibite come trofei, tenuti da professionisti del settore. In realtà queste situazioni rivelano un nervo scoperto, grosso come una casa, che è il ruolo dei genitori, perché se un sedicenne è in giro alle 3 di notte senza che nessuno sappia cosa faccia, c'è un vuoto educativo enorme. Dobbiamo rompere il silenzio delle famiglie. Spesso i genitori dei ragazzi coinvolti sono i primi a minimizzare, lo abbiamo visto recentemente con i fatti accaduti a Massa, ma la comunità deve esigere responsabilità da loro".
Per Rifondazione sarebbe necessario mettere in relazione genitori, associazioni, scuola e istituzioni "per ricostruire una sorta di patto educativo che, alla fine, dovrebbe offrire un senso, oltre che alle famiglie, soprattutto a questi ragazzi".
"Molti di loro cercano l'adrenalina dello scontro perché non hanno altre sfide ma se riusciamo a offrire a tutti sport accessibile, perché non tutte le famiglie hanno le risorse per pagare le ore di calcio, di atletica o degli altri sport preferiti dai ragazzi, o, magari, spazi per la musica o per la lettura, per l’aggregazione, forse riusciamo a costruire, mattoncino dopo mattoncino, una comunità diversa, più aperta. Noi tutte queste cose le abbiamo già proposte, le abbiamo inserite nell’ordine del giorno presentato, le abbiamo previste pubblicamente con vari comunicati, perché c’è qualcosa che si può fare concretamente e che va oltre le semplici telecamere, che comunque arrivano sempre dopo che il fatto è successo, e sono questi interventi che abbiamo specificato. Ma la verità è che per mettere in campo questi progetti servirebbe una volontà politica che oggi, a Piombino, è totalmente assente. Sindaco e assessore sembrano paralizzati, arroccati in una gestione del potere che serve solo a guardare le spalle a questo o a quel consigliere, più impegnati a bilanciare i pesi politici interni che a risolvere i problemi dei cittadini. È una giunta che tira a campare nell'ultimo scorcio di legislatura, barattando il benessere collettivo con la propria sopravvivenza. Piombino non ha bisogno dell'esercito o di sceriffi che contano le telecamere, ma di un'amministrazione che smetta di fare politica di palazzo, magari quello romano, e inizi a fare politica sociale. Chi non ha il coraggio di agire per paura di qualcosa, magari molto più in alto di lui, ha già rinunciato a governare", hanno concluso.