Attualità

In morte di un poeta

Lo scrittore Gordiano Lupi dedica un ricordo commosso al cantautore e poeta scomparso, Francesco Guccini

Francesco Guccini

Se io avessi previsto tutto questo, Francesco, mi sarei preparato, lo giuro. Avrei messo da parte un cappotto buono, una bottiglia, una parola meno stanca.

Invece la notizia è arrivata stamani, col caffè amaro e la radio a mezza voce, e mi ha colto così, come un temporale d'agosto sulla via Emilia, senza ombrello, senza scusa.


E sono rimasto orfano, d'un tratto, orfano del tuo verso. Io, piccolo poeta di provincia, che conto le sillabe sui muri della stazione, che ti cito ad ogni passo, come si cita un padre per farsi coraggio, per non perdersi del tutto.


Restano i tuoi dischi, certo. La polvere sopra, il fruscio del vinile, restano le tue canzoni a dire che siamo qualcosa, qualcosa che non resta, che siamo come gli eroi, tutti giovani e belli, e avvelenati, sì, avvelenati per sempre dalle tue parole ribelli, dalle tue ballate di osterie, di angeli traditi, di Amerigo andato via.

I luoghi comuni non ci bastano, Francesco, lo sai.Non ci sono mai bastati.


So che non vedrò più un tuo concerto, un palco spoglio, una chitarra scordata, quella voce che faceva di Bologna una città più grande. 

E sono sempre meno i cantanti che ho voglia di sentire, lo confesso stamattina, con pudore: forse solo Vecchioni, con le sue ombre, forse solo De Gregori, con le sue navi.
Ti credevo un gigante, immortale, uno di quelli che non muoiono, che si addormentano soltanto dietro una collina di Pàvana.

E adesso ti penso, e non so fare altro, ti penso a bordo di una locomotiva, lanciata come cosa viva contro l'ingiustizia, oppure avvolto in abiti leggeri, i tuoi, in una Bologna sconvolta dallo scirocco, a cercare parole tra i portici.


Se avessi previsto tutto questo, non avrei saputo comunque che fare, se non piangere. Piangere tra le pieghe delle tue parole, quelle che un giorno un amico più grande mi fece conoscere - si chiamava Giuliano, e pure lui se n'è andato.


E stamattina, qui, in questa cucina di provincia, con la luce che taglia obliqua il tavolo, mi mancate entrambi, maestro e amico, come manca il pane buono quando è finito.