Fare piena chiarezza sul piano di rilancio del polo siderurgico di Piombino, vincolare i soggetti industriali al rispetto degli impegni e, qualora l'iniziativa privata dovesse arenarsi, valutare con determinazione l'intervento pubblico per tutelare produzione e lavoratori.
È questo il cuore dell'atto depositato in Consiglio regionale dal consigliere del Partito Democratico Alessandro Franchi.
L'iniziativa consiliare ripercorre le tappe di una crisi aperta dal 2013 con la fine dell'altoforno Lucchini e segnata da oltre un decennio di accordi rimasti incompiuti, passaggi societari e continue promesse disattese. Una situazione che ha pesato gravemente sul tessuto economico locale: gli ultimi dati Irpet certificano una contrazione dell'occupazione del 3,5% nel comparto metalmeccanico provinciale, direttamente imputabile alla prolungata sofferenza del sito piombinese.
"Piombino e i suoi lavoratori non possono più vivere nell'incertezza – dichiara Franchi –. La svolta verso un'acciaieria moderna e a basse emissioni, riconosciuta di preminente interesse strategico nazionale, è l'unica via per restituire al territorio una prospettiva industriale solida e sostenibile. Tuttavia, negli ultimi mesi abbiamo assistito al riemergere di dubbi e ritardi sul fronte dell'assetto finanziario di Metinvest e sul reale avanzamento degli accordi, con le organizzazioni sindacali che giustamente denunciano l'assenza di cronoprogrammi chiari e chiedono la riapertura urgente del tavolo ministeriale".
La mozione richiama l'Accordo di programma dell'Ottobre 2025 per la nuova acciaieria elettrica Metinvest Adria e l'intesa del Luglio 2026 con JSW Steel Italy (che prevede 148,2 milioni di euro per l'ammodernamento del treno rotaie e una clausola di riassorbimento dei lavoratori entro il 2027 in caso di mancata realizzazione del forno elettrico).
Di fronte all'attuale fase di stallo, l'atto impegna la Giunta regionale ad attivarsi con fermezza nei confronti del Governo affinché: “siano assunte tutte le iniziative utili a favorire il perfezionamento e la concreta realizzazione del progetto industriale della nuova acciaieria a basse emissioni di Piombino da parte dei soggetti privati coinvolti, assicurando il coordinamento e il completamento degli adempimenti pubblici necessari e la verifica del rispetto degli impegni finanziari, industriali e occupazionali; qualora tale percorso non si concluda o non assicuri il rilancio del polo, sia valutata l’acquisizione pubblica, anche in via temporanea, del complesso siderurgico, sulla base di un piano industriale vincolante idoneo a garantire la continuità produttiva, la tutela dell’occupazione e la sostenibilità ambientale, prevedendone l’eventuale dismissione a condizioni di mercato in favore di soggetti in grado di attuare il medesimo piano”.
"La priorità assoluta resta la realizzazione degli investimenti previsti e la difesa di ogni singolo posto di lavoro. Ma non possiamo permetterci di restare ostaggio di rinvii infiniti. Se la strada dei privati non darà garanzie immediate e concrete, il Governo deve assumersi la responsabilità strategica di intervenire direttamente. La siderurgia – conclude Franchi – è un asset fondamentale per l'Italia e Piombino deve tornare a produrre acciaio nel rispetto dell'ambiente e della dignità del lavoro".