Si è svolto l’incontro incentrato sulla situazione dello stabilimento siderurgico Jsw. Oltre ai sindacati, per l’azienda erano presenti in sede l’amministratore delegato Vinay Tiwari e il direttore del personale Francesco Mazzarri, in videoconferenza il presidente Marco Carrai e la dottoressa Ferrari.
Per l'Unione sindacale di base è stato "un confronto partito immediatamente in salita. Dopo mesi di discussioni e interlocuzioni, ci aspettavamo al massimo alcune modifiche o limature dell’accordo sindacale. Invece ci siamo trovati davanti a un totale stravolgimento degli impegni e delle discussioni affrontate fino ad oggi. Il nodo centrale resta il futuro industriale e occupazionale di Piombino. Dalle posizioni emerse, se Metinvest dovesse saltare e uscire dal progetto, le aree sembrerebbero non rientrare più in una reale prospettiva di rilancio condiviso, mentre Jsw oggi le rivendica dimenticando che quelle stesse aree, con i due treni di laminazione TMP e TVE, erano già nella propria disponibilità e sono state chiuse perché non rientravano nei loro piani industriali. La conseguenza sarebbe gravissima: la salvaguardia di appena 500 lavoratori del TPP, mentre per centinaia di altri si aprirebbe la strada dei licenziamenti collettivi. Uno scenario che USB giudica inaccettabile. Per questo l’accordo sindacale è stato rispedito al mittente. Non accetteremo che ancora una volta siano i lavoratori a pagare il prezzo delle scelte industriali fallimentari, dei ritardi e delle responsabilità scaricate tra azienda, investitori e istituzioni. Anche l’accordo di secondo livello resta in alto mare e le RSU aziendali torneranno a discutere per provare a trovare una sintesi, ma è evidente che oggi il problema non è solo sindacale: è profondamente politico e industriale. Dopo oltre un anno di rinvii e trattative, è scandaloso che non esista ancora una vera intesa sull’Accordo di Programma".
"Piombino continua a vivere nell’incertezza mentre il territorio, l’indotto e centinaia di famiglie restano appesi a decisioni prese altrove. Quando il capitale privato dimostra di non avere una reale volontà industriale e utilizza il territorio solo come terreno di speculazione e attesa, lo Stato deve tornare ad avere un ruolo centrale. Per noi è necessario aprire una discussione seria sulla nazionalizzazione e sul controllo pubblico. Piombino non può continuare a essere ostaggio di promesse mancate, piani incompleti e scaricabarile continui", hanno concluso dall'Unione sindacale di base.
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