“La morte ci deve trova’ vivi!”, dicevano i nostri vecchi - sulle orme di Marcello Marchesi, umorista che non ricorda più nessuno - per affermare che l’esistenza dev’essere vissuta in modo pieno, senza lasciarsi sopraffare dal dolore o dalle difficoltà, la morte non va attesa in maniera passiva ma deve arrivare al culmine di una vita vissuta in modo pieno. Se ti dico che “mi fai diventa’ verde!” quando ti spiego una cosa, significa che sei duro di comprendonio e non capisci niente di quel che dico, mi tocca ricominciare da capo e provare ancora a farti entrare in testa i concetti. “Butta la pietra nel pozzo!”, significa che devi abbandonare un programma che avevi fatto, ma non ha niente a che vedere con il proverbio arabo: “Non buttare la pietra nel pozzo dopo averci bevuto”, che ha ben altro senso. Un capo di abbigliamento “spisciaccherato” è stinto, sbiadito; mentre un tipo “butterato” è un tale pieno di bolle e croste, espressione che deriva dai butteri maremmani che si ammalavano di malaria. “Il mondo è un pagliaio!”, dicevano i vecchi contadini, aggiungendo: “ed è di chi lo sa pelare”, di chi lo sa prendere, ergo chi è furbo e sa stare al mondo vive meglio. “Chi sta intorno al fuoco si riscalda!” è un classico intramontabile, va bene per il raccomandato, per l’amico dei potenti e del padrone, in ogni caso indica qualcuno in una posizione di privilegio. “L’erbaccia non secca mai!” è come “l’erba non voluta abbonda” o “erba cattiva non muore mai”, tutte espressioni simili che stanno a indicare come sia difficile liberarsi delle cose cattive e nefaste. Sempre restando ai detti campestri del passato, c’è stato un tempo che il Natale si chiamava Il Ceppo, perché in quel periodo usava mettere un grosso ciocco di legno sul fuoco per riscaldare la casa. “Quando viene il ceppo…”, si diceva. E quel ciocco di legno natalizio ardeva sul focolare giorno e notte, sia per usanza che per mitigare la rigida morsa del gelo dicembrino. L’espressione “È tutto grasso che cola!”, indica una situazione positiva di abbondanza, ricca di ogni bene, in alternativa anche un’attività molto intensa e profonda. Proviene senza dubbio dagli spiedini di uccellini che fanno colare il loro grasso, molto saporito per condire i fagioli all’uccelletta, di conseguenza “il grasso che cola” è qualcosa di buono e inaspettato che possiamo ricavare da una certa situazione. Può indicare tanta roba buona che avanza, una bella sorta alimentare, ma il senso può essere ancor più figurato e rappresentare abbondanza generica. Vediamo alcuni vocaboli desueti come chincaglieria(bigiotteria), pannina (abbigliamento) e commestibili(alimentari), prima molto usati, adesso in totale abbandono. Esempi: “Vado al negozio di pannina a compra’ du’ cenci!”, “Mi devo mette questa chincaglieria addosso pe’ fa’ figura!”. “Ho fame, vado a compra’ du’ commestibili”. Veniamo all’affermazione “diavolo!”, tipica della nostra zona, ormai desueta, una risposta a una domanda scontata, in ogni caso un sì convinto, una sorta di dé prolungato che spesso diventava “diamine!” e stava a significare: “Sicuro, certamente”. Esempio: “Vieni alla festa stasera?” - “Diavolo!”. Il diavolo faceva capolino anche in certe espressioni come “se il diavolo non ci mette la coda…” dal significato dubitativo, come per dire: “se tutto va come dovrebbe e non accade niente di strano e di imponderabile”. Ma anche: “Parli del diavolo e spuntano le corna!”, si dice ancora quando nomini una persona e d’un tratto, come per miracolo, appare. “È come l’olio nel lume” è un modo di dire del tutto abbandonato, si preferisce il classico “è come il cacio sui maccheroni”, ma significa la stessa cosa. Esempio: “Ho trovato una medicina che è come l’olio nel lume!”. Il significato è molto forte, significa che è una medicina ideale, perfetta per la situazione da curare. Forse il fatto che non si usano più le lampade a olio ha contribuito al disuso.