Claudio Pallini nasce il 23 novembre del 1956 e comincia a giocare a calcio nella sua CampigliaMarittima, dove debutta in Seconda Categoria a soli 16 anni. Franco Gori lo vede in campo, si accorge di avere di fronte un potenziale campione e lo porta a Piombino, dove Rolando Batistini - che allena i ragazzi - apprezza le doti tecniche del giovane campigliese. Pallini non ha un fisico prorompente, è molto esile, ma al tempo stesso rapido e scattante, dotato di un dribbling secco, fortissimo in quel che gli intenditori odierni di calcio chiamano “uno contro uno”. Un talento naturale che calcia bene sia di destro che di sinistro. Fa sembrare tutto semplice, giocare accanto a lui significa dire essere illuminati da un faro sempre acceso. Un vero atleta, attento alle diete, accurato nella preparazione fisica, polmoni d’acciaio. Viene chiamato per alcuni provini daCagliari e Sampdoria, ma è il fisico che lo penalizza, nonostante una tecnica sopraffina. Una volta, quando giocava nel Piombino, fece un gol così bello che l’arbitrò andò a stringergli la mano per fargli i complimenti. Una rete segnata spalle alla porta, in mezza rovesciata, dalla lunetta che delimita la distanza dal punto del calcio di rigore. Mezza punta di valore, rifinitore, anche goleador perché dotato di un gran tiro da fuori area e quando gioca accanto a Luciano Bianchi è uno spettacolo vederli insieme a centrocampo. Tra l’altro Bianchi lascia a Pallini l’onore di indossare la maglia numero 10 e si affeziona a quella numero 9, concedendo all’amico più giovane un vero e proprio privilegio. È un grande Piombino, quello degli anni Settanta, secondo solo ai nerazzurri che fecero l’impresa di battere la Roma nel 1951 e di frequentare per ben tre stagioni la Serie B. Carattere allego, compagnone, gioviale, grande raccontatore di barzellette, sempre pronto allo scherzo. Autista ATM, quando smette con il calcio, allena le giovanili del Venturina - molto bravo a insegnare ai ragazzini - e ricorda il passato trascorso sui campi di mezza Toscana per oltre venti stagioni da protagonista, dai 16 ai 38 anni. Muore in un giorno d’aprile del 2013, “vinto da una malattia che non gli ha dato scampo, come il peggiore dei terzini di una volta, di quelli che ti bastonavano senza pietà, senza curarsi della tua classe, del tuo valore, del tuo stile”, ricorda il giornalista Di Gregorio sulle pagine del Tirreno. Non ha ancora compiuto 57 anni.
Vediamo la lunga carriera di Claudio. Tutto comincia a 16 anni, Stagione 1972/73, nel suo Campiglia, in Seconda Categoria, quando totalizza ben 13 presenze e 3 reti; nel campionato successivo (1973/74) è titolare inamovibile, le presenze sono 28 con ben 7 reti. A questo punto comincia la lunga stagione nel Piombino, dove diventa l’idolo del Magona. Tre stupende stagioni di Promozione - dal 1974/75 al 1976/77 - e due di Serie D (1977/78 e 1978/79) - mentre nella stagione 1979/80 il Piombino lo trova come avversario, perché ceduto all’Orbetello. Forse la stagione più anonima tra quelle citate è il 1974/75, ma Pallini segna il suo primo gol in nerazzurro il 24 novembre 1974 e festeggia il compleanno (18 anni) battendo la Fortis Juventus di Borgo San Lorenzo per 2 a 1, siglando la rete del raddoppio. Venti presenze e due reti, mica poco per un ragazzino che ancora avrebbe l’età per i campionati giovanili. È il Piombino del Presidente Renzo Finucci -che può contare su Aulo Giuliani tifoso finanziatore -, ma qualcosa non va, sia nella scelta dell’allenatore (Nicola Ponzio), sia nell’organigramma, sia nei modulidi gioco, modificati dal nuovo mister Emilio Reami. Decimo posto, amichevole contro la Juventus persa solo 4 a 1 (gol di Bianchi), una squadra basata su Bientinesi, Guerra, Matacera, Saviozzi e Pallini, calciatori validi che ancora devono trovare un affiatamento. Molto più intensa la stagione 1975/76 - allenatore Reami -, che ho raccontato mille volte per aver seguito quasi tutto il campionato, perso di tre punti contro il Cecina e di uno contro la Cerretese, causa una maledetta vittoriaassegnata a tavolino e ritrattata a stagione finita. Pallini gioca 24 partite e segna 8 gol. Infine la gloriosa annata 1976/77 con la vittoria del campionato e il passaggio in serie D, allenatore Fabrizio Barontini (ex Pisa in serie A), con Pallini che totalizza 30 presenze e segna 5 reti. Cinque punti sul Fucecchio, ma ricordiamolo ancora il Piombino di quei giorni fantastici, ché vale la pena: Ficagna, Medda (Gerli), Vivoli (Chelotti), Orsini, Faggiani (Pucci), Mazzaccherini (Rossi), Ronchi, Di Pietro, Bianchi, Pallini, Biagini.
Che squadra, ragazzi! Se non l’avete vista giocare vi siete persi qualcosa di fantastico e di irripetibile. Nel 1977/78 Claudio Pallini debutta in serie D a soli 21 anni - ed è una Quarta Serie niente male! - totalizza 23 presenze e segna 3 reti. Stagione travagliata con Barontini che abbandona, arriva Batistini, quindi Pippo Favilli, vecchia gloria del calcio locale. Il Piombino si piazza undicesimo, in porta gioca quasi sempre Agostini per via dell’infortunio a Ficagna, arrivano Francesconi, Santigli e Pastorelli. Occasione persa, perché arrivare sesti vorrebbe dire promozione in C2, la nuova categoria che la Federazione sta approntando. Claudio Pallini viene confermato nel Piombino che gioca un grande campionato di Serie D 1978/79 e si piazza quinto. Non è più una Quarta Serie, adesso c’è la C2, la D è la quinta serie con gironi a livello Interregionale, ma resta un buon campionato. Allenatore Romano Magherini, uno che con i giocatori ha un rapporto duro e conflittuale, ma i risultati li ottiene. Peccato perché la squadra perde Ronchi, Pucci(200 partite in nerazzurro), Biagini, Orsini, Santigli. In compenso arriva un bomber come Bernardis (15 reti), per tacere di Calosso, Ferraro e Pellegrino. Debutta Stefano Da Mommio che diventerà un grande, ma ne abbiamo parlato. Peccato perché il Piombino chiude a 38 punti - 4 dalla seconda e 6 dalla prima - e non passa di categoria.
Claudio Pallini gioca 22 partite e segna una rete. Come abbiamo anticipato, nel 1979/80 la società decide di privarsi di Raimondo Medda, Andrea Guarguaglini e Claudio Pallini, ceduti all’Orbetello in cambio di Tagli. Perdiamo anche Luciano Bianchi e Valerio Ficagna. Gambacorta, Luciani e Verdiani sono gli acquisti, ma non bastano, anche perché Bernardisgioca poco a causa di un grave infortunio. Magherinimolla dopo diverse sconfitte, arriva Elia Greco. Il Piombino retrocede, terzultimo posto, nonostante alcune scoperte di valore come Tognarini, Granucci e Marsili. Tra l’altro Pallini segna il gol del pareggio al Magona della gara tra Piombino e Orbetello (1-1), che risponde a un gol di Pellegrino. Orbetello salvo, merito anche dei piombinesi, undicesimo con punti 32, le sfide incrociate terminano sempre in pareggio. A questo punto Pallini torna al Piombino - il primo amore non si scorda mai! - e ci resta per altre cinque stagioni, quattro di Promozione e una di Interregionale, il nuovo nome della Serie D.
Il Campionato 1980/81 vede un Piombino in crisi economica e con ambizioni ridotte richiamare a casa i giocatori locali, sotto la guida di Giuliano Cioni che schiera molti dei giovani Juniores. Luciano Bianchi allenatore in campo, Claudio Pallini che pare un esperto, nonostante i suoi 24 anni, anche Raimondo Medda torna a casa, debuttano e si confermano Cinquemani, Tognarini, Granucci, Rocchiccioli, Da Mommio. Arriviamo settimi. Pallini gioca 27 partite e segna 7 reti. Nel 1981/82, ancora Promozione, di nuovo settimo posto, Pallini titolare fisso con 30 partite e 5 reti. IrioCamarri lascia la presidenza - provato dagli anni della serie D e dalle mancate promozioni in C - e arriva LelioBilleri (prestanome di Aulo Giuliani). Allenatore prima Emilio Reami, quindi Giuliano Cioni, dopo la famosa partita contro il Venturina (2-0), teatro di una piccola bega tra mister nerazzurro e pubblico del Magona. Ne abbiamo parlato troppe volte. Il campionato di Promozione 1982/83 è un’altra epica stagione narrata in diverse occasioni, il Piombino allenato da Lamberto Pazzi arriva primo e dà 4 lunghezze al Tuttocalzatura di Castelfranco di Sotto. Pallini 31 gare e 11 reti, capo cannoniere stagionale, artefice della promozione in Interregionale (nuovo nome della serie D), dimostra tutto il suo talento e una grande maturità calcistica. Un Piombino da sogno - pieno di grossetani come Maiolino, Acquaroli, Carotti, Benemei, Chieffo - che arriva persino agli Ottavi di Finale di Coppa Italia e viene eliminato dal Pontevico. Eccoci alle dolenti note, ci troviamo a raccontare l’ultima volta che il Piombino ha calcato i campi erbosi della Serie D, stagione 1983/84, che comincia con Lamberto Pazzi allenatore e Luciano Bianchi vice, quindi arriva Rolando Coscetti (ex difensore nerazzurro degli anni Sessanta). Purtroppo è retrocessione. Terzultimo posto, un punto sotto la quartultima (Fucecchio), che si salva. Pallini gioca 25 partite e segna soltanto un gol. Roberto Balestrelli (ex Cagliari) e Mauro Burroni (ex Lucchese) dovrebbero essere gli acquisti determinanti, ma falliscono entrambi. Si fa male anche Granucci, è proprio una stagione sfortunata. Dispiace abbandonare così l’Interregionale, senza grande demerito, pensandoci oggi fa ancora più male perché le maglie nerazzurre non sono più riuscite ad andare oltre l’Eccellenza, il massimo campionato regionale. La stagione 1984/85 in Promozione è l’ultima di Claudio Pallini con la maglia del Piombino, ed è un altro campionato fallimentare perché i nerazzurri retrocedono addirittura in Prima Categoria, piazzandosi al penultimo posto. Claudio gioca 27 gare e segna una rete. La squadra viene smantellata per motivi economici, vengono lanciati giovani del vivaio come Luca e Sandro Cioni, Francini e Parrini; tra gli acquisti ricordiamo Cavalli, Lonzi, Morelli, Mori, Morini e Pedrazzi. Allenatore Claudio Ghini, esonerato dopo cinque domeniche per chiamare il livornese Mauro Lessi, infine Giuliano Cioni. Tutto questo non evita una nuova discesa di categoria. Claudio Pallini scende pure lui in Prima Categoria, ma con la maglia amaranto del San Vincenzo, dove disputa due stagioni, la prima (1985/86) con 26 presenze e 5 reti, la seconda (1986/87) ridotta a 3 gare, per via della cessione al Campiglia - mercato di ottobre - in Seconda Categoria, dove gioca 26 gare e segna 7 reti. Il ritorno a casa definisce la parabola terminale di un campioncino che resta a Campiglia per altre sette stagioni, fino al 1993/94, durante la quale lo vediamo allenatore - giocatore. Completiamo il tabellino personale. Stagione 1987/88: Campiglia (2a cat), 28 gare, 6 reti. Stagione 1988/89: Campiglia (2a cat), 29 gare, 9 reti. Stagione 1989/90: Campiglia (2a cat.), 26 gare, 3 reti. Stagione 1990/91: fermo. Stagione 1991/92: Campiglia (2a cat), 22 gare, 5 reti. Stagione 1992/93: Campiglia (2a cat), 29 gare, 3 reti. Stagione 1993/94: Campiglia (2a cat), 2 gare, zero reti (soprattutto allenatore, la sola stagione senza segnare un gol). Smette con il calcio attivo a 38 anni, continua a calcare i campi sterrati degli amatori, allena le squadre giovanili del Venturina, perché il rapporto con i ragazzi gli interessa molto di più rispetto alle panchine nevrotiche dei campionati dilettanti.
I colleghi di lavoro ATM, ricordano: “Claudio è stato sempre apprezzato da colleghi e amici, spesso raccontava aneddoti calcistici, perché da giovane era stato un ottimo calciatore. Se avesse avuto meno nostalgia dei luoghi natii sarebbe potuto andare a giocare nel Torino o nel Cagliari. Molto tifoso della Fiorentina,discorreva animatamente, ma sempre con educazione sull’andamento della stagione in corso. Nel tempo libero amava il tennis e le carte. Scaltro e arguto come un vero fantasista, era soprannominato Neve, perché compariva silenziosamente nei tempi di disponibilità del turno, spesso senza che ci si accorgesse della sua presenza. Tutti lo ricordano con simpatia e affetto, per la sua umanità e il piacere della compagnia”.
Marcello Cardinali, portiere degli anni Settanta e compagno di squadra di Pallini ricorda: “Ho conosciuto Claudio nei ragazzi del Piombino. La nostra amicizia nasce sul terreno di gioco, innamorato del calcio, quello pulito, giocato senza cattiveria, era un piacere stare in campo insieme a lui. Abbiamo passato diversi anni insieme, dal 1973 al 1977, ad agosto le nostre strade si divisero, perché io fui ceduto. Claudio mi pare che abbia totalizzato 260 presenze e segnato 44 gol con il Piombino. Lui e Luciano Bianchi potevano benissimo andare in qualche squadra professionistica di quegli anni, come minimo di Serie C”.
Fabrizio Chelotti, terzino del Piombino anni Settanta: “Quando scendeva in campo al Magona era un ragazzino dai capelli biondi, fisico minuto, apparentemente gracile, ma un calciatore straordinario dotato di notevoli qualità tecniche. Piedi “educati”, veloce e rapido nelle splendide conclusioni a rete. Avevo già notato le sue doti nella mia precedente esperienza al Campiglia, prima di approdare al Piombino, in alcune partite dei “pulcini”. Claudio aveva un carattere aperto e gioviale, comprese subito di essere entrato a far parte di una Società dal passato importante e si adeguò alle regole comportamentali vigenti, seppur non scritte. Anche per questo motivo fece presto ad entrare nella considerazione del gruppo dei calciatori piombinesi più grandi: Bianchi, Pucci, Medda, Cardinali, Mazzaccherini… con i quali negli anni a venire avrebbe contribuito, in maniera determinante a riportare Il Piombino in serie D e a diventarne un’autentica bandiera. Non ho particolari aneddoti da raccontare, se non il piacere, per noi del reparto difensivo, vederlo, davanti, palla al piede con le sue movenze eleganti dribblare gli avversari e concludere a rete. Resta il rammarico, per un calciatore del suo spessore, che non abbia giocato in categorie superiori... niente lo avrebbe impedito. Ma il rammarico più grande è quello che sia andato via troppo presto lasciando un vuoto enorme, non solo nel mondo del calcio, ma anche tra coloro che l’hanno conosciuto e che gli hanno voluto bene”.
Stefano Tamburini, giornalista che seguiva per Il Tirreno le partite del Piombino all’epoca di Lamberto Pazzi: “Claudio Pallini è il giocatore che più mi è rimasto impresso fra quelli che ho avuto modo di incontrare all’inizio della mia carriera. Era cordiale, sempre pronto a rispondere a ogni domanda. Non si è mai arrabbiato per una brutta pagella e, quando capitava di dirgli che era stato bravo, lui sorrideva e ti dava una pacca sulla spalla aggiungendo sempre un “troppo buono”. Merce rara nel calcio di allora, figuriamoci in quello di oggi”.
Noi lo ricorderemo sempre sul manto erboso del Magona mentre compie una delle sue caratteristiche serpentine seminando gli avversari, da vero mago del dribbling. Erano le domeniche degli anni Settanta, c’era una tribuna verde solatia da settecento posti e una gradinata stracolma di un pubblico di operai che correva verso lo stadio per non perdere il fischio d’inizio d’una gara che solo a Piombino iniziava alle 14 e 45. Tutti dovevano partecipare alla festa, anche chi aveva appena timbrato il cartellino del primo turno lavorativo. Tempi magici che non torneranno. Tempi di un calcio perduto.
Foto a corredo fornite da Giovanni Gualersi - Almanacco Nerazzurro e di Fabrizio Chelotti.