Ho poco tempo ancora per non mancare a questo appuntamento. L’attesa del momento, un sospiro nel vento che soffia frasi di dolore, onde come parole disperate sulla scogliera in pianto, un volo di gabbiani e le grida d’amore sui vecchi moli. Questo e non altro, poco più di niente, merita un’attesa. Ti amo e vorrei riuscire a mantenere le promesse che non faccio, senza riti angosciosi, senza autodistruzione. Uno strano appuntamento come nei versi d’una canzone che piaceva tanto a mio padre. Un sogno, un gioco rapido della mente in cerca del divenire, un vento che scuote vetrate e non fa dormire. Forse tutte queste parole sono soltanto uno scherzo crudele d’una notte di libeccio. Resta il mio appuntamento, come un sogno infranto tra le dune della spiaggia solitaria. E vorrei arrivarci in ritardo, una volta tanto, non essere puntuale, mettendo da parte quel senso del dovere che mi ha fatto perdere la voglia di osare. Scrivere diventa esorcismo del rimpianto, ricordare d’essere stato in ritardo su qualcosa, perdendo il tempo per un appuntamento, per un possibile amore. Tutto doveva essere preciso, pure se niente segue il corso dei pensieri, la vita procede indomabile mentre cerchi di ingabbiarla. Non si chiude in bottiglia il mare, non si ferma un’emozione, non si trattiene un soffio di vento. Mancare gli appuntamenti genera rimpianti, mentre abbassi gli occhi su un verso di Pessoa, scivoli nelle pieghe d’un lavoro inutile, scrivi cose già dette, frequenti stanze di vita quotidiana. Prendi il vestito buono, dice una voce in sottofondo. Non ho vestiti buoni, sono anni che non ne metto, vorrei rispondere. Ho solo una giacca consumata dal tempo, poche cravatte con il nodo fatto da mio padre, vecchi maglioni troppo colorati e qualche jeans. Forse può bastare per il mio strano appuntamento. Tutti abbiamo un vestito buono, insiste la voce. Ricordo mio nonno che teneva in serbo un pigiama nuovo nel caso fosse dovuto andare in ospedale. Non so che farne dei vestiti buoni, non è più tempo di metterli, come non è più tempo di scrivere inutili racconti. L’attesa mentre osservo il mare è il mio sabato del villaggio, il momento che precede l’incontro supera il piacere dell’azione, lo sguardo perlustra l’infinito e segue emozioni passate. Voglio perdere questo appuntamento, come ne ho persi altri nel corso della vita e adesso ripenso a quanto avrebbero potuto essere importanti. Non ho un vestito buono, non ho una camicia bianca, soprattutto non ho un sogno. Mentre osservo la linea dell’orizzonte disegnata dal mare, spezzata dal contorno delle isole, un dubbio mi tormenta. Forse questa volta essere in orario non dipende da me. Forse è proprio questo l’appuntamento che non posso mancare.