Il Partito della Rifondazione Comunista di Piombino e il Circolo di Sinistra Italiana AVS di Piombino porteranno nel Consiglio comunale di lunedì 27 aprile una mozione contro il transito e la movimentazione di materiali d’armamento, merci esplosive e mezzi militari nel porto cittadino.
“Una scelta netta, che nasce da un giudizio altrettanto politico chiaro, cioè che il porto di Piombino sta subendo una trasformazione sempre più evidente, imposta dall’alto, che lo allontana dalle sue funzioni produttive, commerciali e civili per indirizzarlo verso attività ad alto impatto, legate anche alla logica della militarizzazione e della gestione emergenziale.
- hanno spiegato - Una deriva che i proponenti respingono con decisione. Anche il riferimento all’articolo 11 della Costituzione non è formale: Piombino non può essere resa complice, neppure indirettamente, di traffici legati alla guerra. Né può essere accettata l’idea che il futuro del porto passi attraverso merci pericolose, esplosivi e mezzi militari”.
“La mozione - hanno aggiunto - pone anche un tema immediato e concreto: la sicurezza. In un’area già resa estremamente delicata dalla presenza della nave rigassificatrice, l’eventuale transito e stoccaggio di materiali esplosivi o militari rappresenta un rischio che non può essere sottovalutato né gestito nel silenzio”.
Per questo si chiede al Consiglio comunale di esprimere una chiara contrarietà politica a questa trasformazione e si impegnano Sindaco e Giunta a rompere ogni ambiguità, attivandosi per ottenere trasparenza totale su quanto avviene nel porto e per portare la questione nelle sedi istituzionali competenti.
Tra gli impegni richiesti: la richiesta formale di informazioni a tutte le autorità coinvolte, la verifica dei piani di sicurezza, il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e sociali e l’apertura di un confronto pubblico sul futuro del porto.
“La città ha già pagato abbastanza scelte calate dall’alto. – hanno dichiarato i proponenti – Non accetteremo che Piombino venga trasformata in un nodo di traffici militari e attività pericolose. Il porto deve tornare a essere uno spazio di lavoro, sviluppo e cooperazione, non un ingranaggio della guerra”.
La mozione sarà inoltre trasmessa al Governo, affinché anche a livello nazionale si apra una discussione su quanto sta avvenendo.