La proroga al rigassificatore di Piombino contenuta nel decreto legge n. 32/2026, secondo l'Appello per il lavoro e lo sviluppo "è un provvedimento che non giunge inaspettato e che risponde a una verità ineludibile: la sicurezza energetica dell’Italia è una priorità di ordine superiore, che non può piegarsi alle derive populiste del comitatismo locale".
"Mentre il Governo assume decisioni necessarie per tutelare l’interesse nazionale, le istituzioni locali non possono permettersi di rischiare di perdere la sfida più importante: quella delle ricadute compensative sul territorio in relazione alla presenza di un’installazione indispensabile per la sicurezza energetica nazionale. - hanno proseguito - L’invito che rivolgiamo, in primis, al presidente della Regione Toscana e al sindaco del Comune di Piombino è chiaro: è necessario abbandonare una battaglia di retroguardia contro il rigassificatore, ormai inutile e controproducente, per impegnarsi all’unisono nell’ottenere compensazioni adeguate".
"In questo quadro non deve sfuggire l’articolazione ed i rischi che, attualmente, presenta lo scenario locale. Sono previsti, nel comune di Piombino, investimenti privati per una cifra che supera i 3,5 miliardi di euro. Si tratta, probabilmente, del più grande investimento produttivo previsto sul territorio nazionale, in grado di incrementare il PIL regionale e italiano, che prevede la realizzazione della nuova acciaieria Metinvest- Danieli e il revamping del treno rotaie di Jsw, unico impianto, ad oggi, operativo dello stabilimento ex Lucchini e dirimente per il futuro del sito. Nel contesto degli investimenti va annoverato anche, l’indispensabile chiusura del processo di vendita dello stabilimento Liberty Magona al Gruppo Trasteel, per il rilancio produttivo ed occupazione della più antica fabbrica piombinese. Parallelamente, il territorio presenta carenze, che potremo definire storiche, che richiedono, senza esitazione, investimenti urgenti di matrice pubblica, finalizzati a colmare un’arretratezza infrastrutturale, ad oggi, non più accettabile ed in grado di avere pesanti riflessi anche sul quadro degli investimenti privati (il completamento delle infrastrutture portuali sarà fondamentale per l’esercizio produttivo degli impianti siderurgici), oltre che risultare penalizzante per la competitività dell’intero distretto industriale. In questo ambito, si collocano anche le bonifiche ambientali, un’opera senz’altro impegnativa, ma indispensabile per il territorio, unitamente all’abbattimento dei costi energetici per imprese e famiglie, un’azione, quest’ultima, che determinerebbe un margine di competitività non secondario, per rafforzare la presenza dell’industria manufatturiera nel nostro sito anche per il futuro. Ed allora, è su questo fronte che bisogna agire, rivendicando i risparmi che lo Stato otterrà dal mancato spostamento della nave Italis Lng, stimati dall’ARERA in 436 milioni di euro, attivando lo strumento dell’Accordo di Programma di parte pubblica, come previsto dall’art. 34 del TUEL, coinvolgendo tutte le amministrazioni interessate. Si tratta di un dispositivo amministrativo di rilievo, capace di coordinare l'azione di tutti i soggetti istituzionali coinvolti: dal Comune di Piombino e l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, fino alla Regione Toscana e ai Ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture".
"Si tratterebbe di un’assunzione di responsabilità importante della politica che, preso atto, degli importanti investimenti privati e superate le divergenze di parte, metta in campo risorse pubbliche per creare le condizioni indispensabili per massimizzare i risultati del progetto di reindustrializzazione di Piombino e agevolarne l’attuazione. Siamo giunti al momento della verità. Piombino aspetta da troppo tempo: è possibile continuare con la litania della protesta o, finalmente, assumersi la responsabilità di governare il rilancio del territorio, laddove il tempo, in questa partita, non è una variabile marginale", hanno concluso.