L'Unione sindacale di base non abbassa la guardia sulla questione rigassificatore in vista della manifestazione dell'11 Aprile.
"Due settimane sono passate dal decreto-legge con cui il governo Meloni ha deciso di prorogare la presenza a Piombino del rigassificatore. - hanno commentato - Non è una proroga tecnica, e ha ben poco rispetto dell'intelligenza dei cittadini di Piombino chi lo ha finora affermato. Anche chi la città credeva di avere dalla propria parte, sempre pronto a difenderla. Ma solo fino a un certo punto, a quanto pare. Il punto in cui occorreva porsi in conflitto con il proprio governo, correndo forse il rischio di azzoppare la propria carriera politica. Una delusione per tanti che ci avevano anche in buona fede creduto, una sconfitta per tutta la città. Toccherà comunque andare avanti lo stesso, tenendo fermo il punto su ciò per cui comitati, associazioni ambientaliste e il nostro sindacato si sono finora battuti: via il rigassificatore da Piombino. E aggiungiamo pure: pieno recupero dell'indipendenza politica dell'Italia nello stabilire le proprie forniture energetiche; rinuncia progressiva ma decisa ai combustibili fossili e sì alle fonti rinnovabili senza ulteriore consumo di suolo".
"Discutere di compensazioni, improbabili, adesso e non dello stralcio della proroga del rigassificatore dal decreto significa tentare di distrarre la popolazione da una resa di fatto. -hanno proseguito - La mancanza finora di emendamenti al decreto e di impegno dei partiti nel farli approvare parla altrettanto chiaro: mandare davvero via il rigassificatore da Piombino non è una priorità né per un centrodestra né per il centrosinistra. A quasi tre anni dalla sua messa in esercizio, il rigassificatore non ha risolto nessuna inesistente emergenza energetica, né ha dato alcun beneficio ai cittadini e alla realtà produttiva di Piombino. A trarne profitti è stata solo Snam. E ovviamente le industrie estrattive e i governi di Stati Uniti e Qatar".
"Crediamo che la mobilitazione contro il rigassificatore debba continuare con ancora più determinazione e che debba davvero far propria anche l'opposizione al riarmo, all'economia di guerra e alla sua logistica che vede in Piombino e nel suo porto uno snodo sempre più centrale. - hanno evidenziato dall'Usb - Qualcuno forse, a Firenze come a Roma, ha deciso che Piombino deve essere una zona di sacrificio, un territorio da desertificare di occupazione, servizi e popolazione. Se le istituzioni e le forze politiche locali non hanno la reale volontà di opporsi a tutto questo per non disturbare i vertici dei propri partiti, altri comunque continueranno a lottare ancora, non più male accompagnati".
Dunque, appuntamento l'11 Aprile alle 16 in Piazza Gramsci.