Politica

"Fallimento politica sulla pelle delle donne"

Rifondazione Comunista: "L'urlo di chi ha vissuto sulla propria pelle cosa significa lo smantellamento della sanità pubblica"

Il Partito di Rifondazione Comunista torna a riaccendere i riflettori sull'ospedale di Villamarina, soprattutto sulla drammatica esperienza sanitaria vissuta da una ragazza che è dovuta ricorrere al pronto soccorso locale per una gravidanza extrauterina.

"Il nostro piccolo ospedale, abbandonato dagli uomini e da Dio, esprime delle eccellenze che devono essere valorizzate e non appiattite da disinvestimenti e indifferenza. Il suo non è stato un semplice sfogo, è l'urlo di chi ha vissuto sulla propria pelle cosa significa lo smantellamento della sanità pubblica e una richiesta di tutela, perché la vita non è una merce di scambio. La chiusura del Punto Nascita di Piombino e la cancellazione del ginecologo H24 per le emergenze non sono semplici 'razionalizzazioni della spesa'. Sono tagli chirurgici alla sicurezza delle donne. Una gravidanza extrauterina, come quella che ha vissuto la nostra concittadina, o un'emorragia ostetrica non avvisano, sono urgenze tempo-dipendenti, non aspettano i tempi di un'ambulanza sulla strada per Livorno". 

"Ha ragione la nostra concittadina, - hanno proseguito da Rifondazione - è un'ipocrisia inaccettabile, si fanno sermoni sulla famiglia a parole, ma nei fatti si toglie la rete di salvataggio a chi la famiglia la mette al mondo. La sanità deve prevenire e programmare, non rincorrere le tragedie per intervenire. Tuttavia, per onestà intellettuale, dobbiamo smettere di guardare solo all'ultimo anello della catena. Il sindaco e la Regione hanno responsabilità gravi, ma diverse tra di loro e da quelle che ci vengono raccontate. Se il sindaco di Piombino avesse davvero avuto a cuore il Punto Nascita, in questi sette anni di governo cittadino avrebbe dovuto fare una cosa precisa, cioè intercedere con forza presso il suo governo romano, con i parlamentari del suo stesso partito e della sua maggioranza. La vera causa della chiusura sta a monte, sta nel Decreto Ministeriale 70/2015, il decreto Balduzzi, approvato dal governo Renzi, che recepì in toto i rigidi parametri numerici dell'Accordo Stato-Regioni del 2010".

"Chi amministra Piombino oggi, invece di fare inutili banchetti o andare dietro a questo o a quel Comitato chiedendo una riapertura che non era e non è possibile in questa situazione, avrebbe dovuto pretendere a gran voce dai suoi referenti a Roma la modifica di quel decreto, l'unica legge che blinda i numeri e condanna i piccoli ospedali. - hanno commentato da Rifondazione - Non averlo fatto significa aver accettato passivamente le regole del gioco del governo. Se lo avesse fatto, avrebbe sicuramente trovato sostenitori anche fuori dalla cerchia della sua maggioranza. Ma faceva più comodo addossare tutta la responsabilità alla Regione. Che ne ha, le responsabilità della Regione e dell'Azienda Sanitaria non sono in discussione perché, così come la maggioranza che governa Piombino, sia la Regione Toscana che l'Asl non possono nascondersi dietro ai soli vincoli ministeriali. Hanno una colpa gestionale enorme, quella di aver smantellato e scippato la parte chirurgica di ostetricia e ginecologia da Villamarina. In una situazione di isolamento geografico come la nostra, mantenere quella specificità chirurgica sarebbe stato l'unico modo per garantire una guardia attiva e intercettare l'emergenza". 

"Noi appoggeremo ogni iniziativa vorrà intraprendere, naturalmente percorrendo le giuste strade. La sicurezza deve essere uno standard garantito prima, non un risarcimento concesso dopo una tragedia perché i cittadini hanno bisogno di attenzioni e tutele, non di promesse elettorali", hanno concluso dalla segreteria della Federazione Piombino Val di Cornia Elba del Partito di Rifondazione Comunista.