I semi di zucca che si mangiavano allo stadio sono un ricordo indelebile nella mia memoria, così come le arachidi caramellate - che a Piombino tutti chiamavano (chissà perché) addormentasocere - e i lupini bagnati in una catinella d’acqua dal mitico Celentano, sulle scalinate del cinema Metropolitan. Un tempo lo Stadio Magona non era il cadente ricordo del passato che vedete ancora tra via Salgari e viale Regina Margherita. Un tempo era uno stadio celebrato, con un sottopassaggio antico per entrare in campo, la gradinata e la curva di granito con gli scaloni bassi e stretti, la tribuna verde in lamiera con le poltroncine di Magona a misura di sedere del Bini, la palazzina stile liberty degli spogliatoi e un ingresso che pareva un arco di trionfo. Dopolavoro La Magona d’Italia, era la scritta dipinta in blu che risplendeva sopra il cornicione dell’ingresso, rinfrescata da tante vittorie, adesso un po’ offuscata, ma c’è ancora. Tutte cose che ho scritto troppe volte, non voglio star qui a menarvela ancora con il ricordo d’una potenza calcistica infinita, magnificando uno squadrone capace di battere la Roma. Oggi voglio parlare solo di piccole cose del passato, come se fossi un poeta crepuscolare gozzaniano, oggetti della nostalgia che incontravi nei due bar dello stadio. Il primo in lamiera, accanto alla tribuna, che bene o male resiste, ricavato dai perduti spogliatoi del campo marrone; il secondo in muratura, lato gradinata, distrutto da degrado e intemperie. Accadeva che i gestori dei due bar durante la gara spedissero tra i gradoni dove stava il pubblico seduto ragazzini con espositori al collo ricolmi di cose da mangiare, portavano persino dei termos con il caffè nero. La partita non si poteva gustare senza un pacchetto di noccioline e uno di semi - costavano niente - a volte persino lupini sotto vuoto spinto, ché allo stadio Celentano non veniva, o addormentasocere. Coca Cola e pop-corn non avevano ancora conquistato i gusti nazionali, noi ragazzi cercavamo sapori conosciuti, persino pistacchi, bevevamo spuma e gassosa, prima che inventassero la Sprite, tale e quale la gassosa, ma veniva dall’America e costava di più, ergo bere gassosa era cosa da sfigati. La domenica pomeriggio passava così, tra le reti segnate dal Piombino, Ameri e Ciotti che gracchiavano azioni da Tutto il calcio minuto per minuto, le noccioline sgranocchiate in fretta e i semi che lasciavano in bocca un retrogusto amaro, un po’ salato. Noi mica lo sapevamo che il sale della vita era là da venire, proprio come le cose amare, la domenica passava troppo in fretta, non c’era tempo neppure di capire che in futuro le sconfitte del Piombino non sarebbero state la cosa peggiore da subire.