Attualità

Tra Leonardo Da Vinci ed Elisa Bonaparte

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia Gordiano Lupi, intervistato anche dalle telecamere Rai, ripercorre due tratti distintivi della storia locale

1. Leonardo Da Vinci e le fortificazioni di Piombino

Nel 1440 Piombino resistette nei limiti del possibile all’assedio di Baldaccio Bruni, aggressione che convinse gli Appiani a dotarsi di fortificazioni migliori. Nel 1447 Rinaldo Orsini e Caterina Appiani fecero costruire il Rivellino, un forte di forma rotonda ancora simbolo cittadino. Piombino era inespugnabile lato mare - cassero, Rocchetta e Porta a mare - ma debole lato terra, esposta agli attacchi dei capitani di ventura. In questo periodo la città si difese strenuamente dall’aggressione di Alfonso D’Aragona, Re di Napoli, facendo fronte comune per tre mesi, grazie a un eroico Rinaldo Orsini (morto di peste nel 1450); resta famosa la leggenda dei polli lanciati dalle mura come sfida agli assedianti che chiedevano cibo. Per questo i governanti successivi a Caterina - morta un anno dopo il coniuge -, cercarono di risolvere il problema della debolezza difensiva lato terra. In definitiva il miglior allenato dei piombinesi erano le maremme, i laghi putridi infestati da zanzare che portavano malaria e malattie infettive, pure queste un problema da risolvere. Nel 1502 Piombino era governata da Cesare Borgia (il duca Valentino), signore di Milano, che mandò Leonardo Da Vinci a compiere sopralluoghi nella cittadina toscana per progettare migliori fortificazioni e per studiare il modo di seccare il padule di Piombino. Leonardo abbozzò dei progetti, che migliorò decisamente nel 1504, quando - passata l’epoca dei Borgia - fu la Repubblica di Firenze (nella persona di Niccolò Machiavelli) a inviare di nuovo il geniale artista a Piombino. In realtà Leonardo -abile a fare di tutto, interessato a scienza, arte, letteratura e architettura - non era un esperto ingegnere militare, ma si dimostrò valido in un campo per lui nuovo. Jacopo IV governava Piombino (dopo la parentesi dei Borgia) ed era convinto più che mai di come la città fosse solida verso il mare ma poco sicura in direzione campagna, con il solo Rivellino eretto a protezione. Leonardo curò un progetto per rinforzare le difese fronte mare (pur buone), disegnò un cassero come una sorta di fortezza (mai realizzata) e studiò la Rocchetta per migliorare la sua attitudine difensiva. Il suo lavoro più importante fu lato terra, quando si occupò della cinta muraria che doveva ampliare la protezione del Rivellino, verso Cittadella, dove c’era la residenza dei Signori, ipotizzando nella parte più alta alcuni bastioni e torrioni (realizzati). La maggior parte del lavoro di Leonardo restò allo stato di disegno - contenuto nel Codice II di Madrid - mentre le cose realizzate (in una fase successiva) si limitano ai bastioni di Cittadella. Leonardo, durante il soggiorno piombinese, progettò in 29 disegni anche il Gatto Murale, una macchina da guerra per assedi. Leonardo, per puro interesse scientifico, studiò il gioco dei venti e delle maree, osservando il canale di Piombino dalla punta del promontorio. Prese appunti per scrivere il Diluvio Universale, ispirato alle tempeste che sconvolgevano un mare frastagliato da ogni tipo di vento. Piombino viene citato per ben tre volte nella sua opera letteraria. “Il mio solo diluvio son le onde del mare di Piombino, tutta d’acqua schiumosa, l’acqua che risalta, i venti battenti la costa, la pioggia con rami e alberi misti coll’aria, acqua che piove nelle barche”, scrive. Ultimo punto importante per quel che riguarda il rapporto tra Leonardo artista e Piombino furono i colori dei tramonti novembrini, “quando la rossa luminosità diffusa e la luce del sole, incrociandosi, dispensano ombre verdi sul muro bianco”. Certi riflessi verdognoli finiranno nella sua pittura.

2. Elisa completa il lavoro di bonifica

Siamo nel 1804, Marianna (sorella di Napoleone) - sposa di Felice Baciocchi - viene nominata Principessa, il fratello le assegna il trono di Lucca e Piombino, anche se il vero Principe è il marito. Marianna cambia nome in Elisa (lo sente più regale) ma viene soprannominata la Baciocca, alcuni dicono per affetto, altri parlano di una nomignolo che indica disprezzo popolare. Elisa - detta dagli ammiratori la Semiramide di Lucca -, governa per passione, si prende a cuore Piombino, anche se ci viene ad abitare solo tre o quattro volte (ma i soggiorni durano anche tre mesi), facendo quel che Felice non si sognerebbe mai di mettere in pratica. Trecento anni dopo Leonardo, compie una vera bonifica di quel che i francesi chiamano le grand marais de Piombino, costruendo la strada di collegamento tra Piombino e San Vincenzo, adesso in suo onore via della Principessa. La sanità e il decoro interessano molto Elisa, che costruisce il primo ospedale laico al posto della chiesa di Sant’Antimo sopra i Canali (per Piombino basta San Michele, adesso Sant’Antimo, che migliora e abbellisce)e obbliga i proprietari di case cadenti a ristrutturarle. L’ospedale viene edificato nei pressi del porticciolo, in una zona esposta al sole, adatta per trascorrere periodi di cura, anche se i posti letto sono soltanto dieci, ma cresceranno, al punto che il sanatorio (ampliato e ammodernato) sarà l’ospedale principale di Piombinofino agli anni Ottanta. Una politica sanitaria in Maremma passerebbe per la sconfitta della malaria - con la conseguente l’eliminazione delle zone insalubri e paludose frequentate dalla zanzara anofele -, ma anche per una dieta della popolazione, che superasse un regime alimentare senza verdure, a base di acqua cotta (fette di pane inzuppate in un brodo di aglio, cipolle, sale e peperone), pessimo vino e acqua putrida. Piombino sotto Elisa si merita l’appellativo di piccola Parigi, diventa una bella cittadina napoleonica, uno scalo marittimo che conta 700 abitanti (1400 d’inverno) elegante e ordinato. Le leggende che fioriscono su Elisa mangiatrice di uomini sono legate alla sua indipendenza e ai molti amanti (nobili) che ha avuto, non certo ai ragazzi del popolo sedotti per una notte e gettati in mare lungo le cento scalinate (narrazioni di pura fantasia). Elisa in pochi anni rimodernò Piombino, gli dette un corpo di leggi napoleoniche, fece costruire piazza Napoleone con il teatro e gli uffici di Stato, appena fuori la Cittadella. Ristrutturò la residenza reale, unendo Palazzo Vecchio e Palazzo Nuovo grazie a un prezioso giardino, infine soppresse l’esercito piombinese (la cosiddetta brigata), rivide le autonomie, eliminando la tassa di ancoraggio, legiferò in tema di dogana e appalto. Palazzo Appiani, antica residenza dei Signori, divenne il bagno penale piombinese, al posto della Rocchetta. Elisa Bonaparte regnò poco a Piombino, il suo potere durò il tempo delle fortune del fratello, ma la fine del suo dominio lasciò una città rinnovata.