"Dal porto di Piombino partono le armi per la guerra degli Usa e di Israele?", se lo domanda l'Unione sindacale di base dopo l'arrivo della nave Capucine nel porto locale.
"Come ha già fatto altre volte, nel pomeriggio di lunedì 30 marzo carica a bordo tritolo, cartucce detonatori, batterie e gas compressi. Colpisce la destinazione stavolta: il porto di Gedda, in Arabia Saudita. Uno stato alleato degli USA, che ospita sue basi militari e che è già coinvolto in una guerra ingiustificata contro l'Iran i cui effetti si vedono anche da noi, ogni volta che passiamo davanti a un distributore di carburante. Ciò avviene a due settimane di distanza da un altro mega-scarico di mezzi militari che ha coinvolto anche le acciaierie. Siamo di fronte a una tendenza preoccupante. - hanno commentato - Al di là di motivi etici e costituzionali che rendono grave e inaccettabile vedere il nostro porto trasformato in hub militare, permane in tutta la sua gravità un problema di sicurezza. La movimentazione di esplosivi e di altri mezzi militari avviene a due passi da un rigassificatore e persino in contemporanea all'arrivo di navi metaniere e al processo di rigassificazione. Una situazione limite e di potenziale rischio già in condizioni ordinarie, figuriamoci in caso di guerra aperta".
L'Usb ha promosso uno sciopero per sensibilizzare e coinvolgere i lavoratori. "Alla popolazione di Piombino chiediamo di supportare tutte le associazioni e le organizzazioni impegnate coerentemente contro le guerre e il riarmo e di prendere parte alle manifestazioni sul tema che ci saranno, a partire da quella dell'11 Aprile. - hanno proseguito - Al sindaco e al Consiglio comunale chiediamo di esprimere la loro contrarietà alla trasformazione del nostro porto in un hub militare e di adoperarsi perché la cittadinanza sia sempre correttamente informata del tipo di materiale e di mezzi che transitano lì, nonché sulla loro destinazione. Richiamiamo infine le autorità competenti, Capitaneria di Porto, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane, a vigilare e intervenire affinché la legge 185/1990 sul divieto di esportazione di armi a Stati belligeranti sia pienamente rispettata e non aggirata".
"Inceppare l'ingranaggio della guerra è possibile. Fermiamolo con lo sciopero e con ogni altro mezzo possibile", hanno concluso.