“Nonostante l’intervento del Governo sulla temporanea riduzione delle accise per i carburanti, il settore primario resta fuori da interventi esclusivi e dedicati, come invece accaduto per l’autotrasporto e la pesca”. Queste le parole della presidente Cia Etruria Cinzia Pagni a proposito del Decreto Carburanti, approvato dal Cdm e oggi in Gazzetta Ufficiale.
“L’agricoltura resta tra i comparti più esposti e vulnerabili alle crisi belliche ed energetiche - ha spiegato - per questo chiediamo con urgenza il credito d’imposta per l’acquisto di gasolio agricolo nei prossimi mesi e una strategia più strutturata e di lungo periodo a partire dal Consiglio Ue in corso a Bruxelles. A conti fatti nelle ultime operazioni del Governo per calmierare i prezzi del carburante, non c’è alcuna agevolazione di peso per l’agricoltura, se non una riduzione minima pari a quattro centesimi, già oggi del tutto erosi dai rincari sul gasolio al distributore”.
E come sempre sono gli anelli più deboli della catena a risentirne maggiormente: il primo e l’ultimo. “C’è un rischio elevato per la continuità produttiva della nostra agricoltura, per la tenuta di imprese e famiglie - ha proseguito Pagni - tra i campi e il carrello della spesa, agricoltori e cittadini continuano a pagare il prezzo più alto di una guerra che, ancora una volta, non mette al riparo prima di tutto le popolazioni più coinvolte e la sicurezza alimentare”.
Come sottolineato da Cia Etruria, il contesto non è assolutamente favorevole a un settore già in sofferenza per costanti ripercussioni climatiche e mancato riconoscimento del valore lungo la filiera, solo per citarne alcune. Le tensioni in Medio Oriente, il conseguente caro energia e gasolio, ma anche i prezzi alle stelle di fertilizzanti e urea, sempre più irreperibili, stanno mettendo a rischio la continuità aziendale del Paese, a partire dalle aree rurali e più svantaggiate.
In conclusione ecco alcuni dati Istat sui consumi intermedi e prezzi di acquisto degli agricoltori. Nel periodo 2010-2021 la voce di costo energia motrice a prezzi correnti è valsa in media 3,2 miliardi di euro annui. Nei successivi tre anni di crisi geopolitiche ed energetiche tale spesa sostenuta dagli agricoltori è salita vertiginosamente superando i 6,3 miliardi nel 2022; i 5,5 miliardi nel 2023 e i 4,4 miliardi nel 2024. Si tratta, dunque, di un aggravio in termini assoluti, (per l'acquisto di carburanti, energia elettrica, combustibili per riscaldamento-lubrificanti), superiore ai 6,5 miliardi di euro. Numeri che certificano l’estrema vulnerabilità in cui versa attualmente il mondo agricolo.