La guerra in Medio Oriente ha innescato, nell’arco di poche ore, una drammatica impennata dei prezzi.
"Il rischio è che l’ennesima emergenza geopolitica e la chiusura dello stretto di Hormuz trascinino il Paese nel vortice di una nuova crisi energetica e dei prezzi, per una dipendenza da materie prime strategiche che va urgentemente affrontata tanto a livello europeo quanto italiano. Il Governo - ha commentato Cinzia Pagni, presidente Cia Etruria - riveda subito le sue scelte politiche e cambi passo, a partire dal Dl Bollette. Ancora una volta gli eventi mostrano la vulnerabilità italiana rispetto all’approvvigionamento di gas e petrolio e la necessità di mettere concretamente in piedi un modello alternativo che il Dl Bollette sta di fatto disincentivando, a cominciare dal taglio degli aiuti alle imprese agricole produttrici di biogas. Il provvedimento - ha aggiunto la presidente - è attualmente in Parlamento per la sua conversione in legge; pertanto, è ancora possibile invertire la rotta a sostegno dei costi energetici agricoli e della transizione green nazionale. Servono misure, dunque, straordinarie e immediate contro il caro-bollette e a salvaguardia della produttività agricola, di nuovo tragicamente centrale, con i costi energetici, a partire dal gasolio agricolo, che sono tornati a salire, mettendo ulteriormente a rischio la sostenibilità economica delle imprese".
Cia Etruria, inoltre, ha sottolineato che il Governo deve sollecitare l’Europa per un intervento rapido sulla disponibilità di fertilizzati, che in buona percentuale transitano da Hormuz. “L’Italia non deve mollare neanche sul fronte dazi Usa - ha proseguito - i nuovi dazi, contromossa alla bocciatura della Corte Suprema delle sue tariffe di agosto al 15%, potrebbero rivelarsi un’ulteriore batosta, specie per alcuni prodotti (come formaggi, pelati e conserve). Da ribadire infine, che l’alternativa assoluta non possono essere nuovi mercati perché quello statunitense non è sostituibile per vini, formaggi e salumi italiani. Bene ha fatto il Parlamento Ue a bloccare il voto sull'accordo di quote agevolate per l'import di prodotti statunitensi. Dalla Commissione l’Italia deve invece pretendere di più”, ha concluso Pagni.
Simili preoccupazioni sono state esternate da Coldiretti (leggi qui l'articolo collegato).