"La prospettiva di aprire al Santa Caterina un centro di accoglienza è un elemento che caratterizzerebbe un intero quartiere in modo radicale, impedendo nel breve termine ogni progetto qualificante per l'area che, in alternativa al rilancio turistico, avrebbe potuto qualificarsi come punto di servizi specifici e di qualità per la residenza rivolta ad anziani autosufficienti con ricadute positive per il quartiere e l'intera comunità. Prospettive già presentate a margine della conclusione del percorso partecipativo del Piano Operativo e che, ad oggi, svanirebbero per imposizione esterna".
Così Officina San Vincenzo è intervenuta in merito al trasferimento di circa 110 ucraini richiedenti protezione internazionale dal Cas di Piombino all'ex hotel Santa Caterina (leggi qui l'articolo collegato).
"Laddove servono servizi educativi, presidi sanitari, sorveglianza, progetti e iniziative che evitino fenomeni di marginalizzazione e degrado, non c'è nulla. San Vincenzo è il paese più distante da tutti i servizi di questo tipo che si possano immaginare, la realizzazione di questa struttura deve chiamare ogni forza istituzionale ad una interrogazione profonda sulle logiche di un simile progetto che non può essere fatto passare come una semplice trattativa tra privati all'insaputa di istituzioni locali e cittadini. - hanno proseguito - Chiediamo con forza alla prefettura che si rimetta in discussione la previsione e che si valutino insieme alla comunità locale gli aspetti di grave criticità che si riscontrano nella struttura".
"Non si possono accettare soluzioni improvvisate e trattate escludendo non solo la comunità ma persino l'Amministrazione. Crediamo che il Consiglio Comunale tutto debba prendere immediata posizione sulla vicenda con una discussione scevra da pregiudizi ma che deve essere libera da imposizioni dall'alto", hanno concluso.