Prima un pino pericolante in piazza Edison, poi tre sul lungomare nel tratto compreso tra via Signorini e Largo Fattori, nel 2025 cinque nell'area del parcheggio di via Roma, senza contare quelli caduti a causa delle ondate di maltempo. Una zona dopo l'altra, il paesaggio di Piombino cambia volto, lasciando il posto a nuovi alberi perdendo non solo i pini ma anche ombra, storia e identità cittadina.
È avvenuto in questi giorni l'abbattimento dei tre pini in un tratto del lungomare Marconi. Come spiegato dal Comune in una nota che annunciava i lavori di riqualificazione, l'abbattimento si è reso necessario perché la realizzazione dell’intervento comporterebbe inevitabilmente il taglio di una parte significativa degli apparati radicali, compromettendo la futura stabilità e sicurezza degli alberi. La presenza dei pini sarebbe risultata inoltre incompatibile con il passaggio, in quel punto, della futura pista ciclabile. Parallelamente è stata annunciata la piantumazione di nuove piante adulte, che si preannunciano non minimamente paragonabili per maestosità, mole e capacità di ombreggiamento ai giganti verdi appena rimossi.
Basta guardare il caso di piazza Edison dove è stato abbattuto uno dei cinque pini presenti in quanto risultato a rischio caduta. Anche in questo caso era stata annunciata la piantumazione di un nuovo albero che, a detta dei cittadini più attenti, non compenserebbe la perdita.
La decisione, motivata dall'amministrazione comunale con ragioni di sicurezza legate alla stabilità delle radici e al rifacimento dei marciapiedi distrutti, sta sollevando non poche polemiche. Se da un lato la messa in sicurezza del suolo pubblico è un atto dovuto, dall'altro la scelta delle specie sostitutive lascia una ferita aperta nel tessuto urbano. Al posto dei pini marittimi, che per decenni hanno caratterizzato lo skyline di alcune zone cittadine, vengono piantumati esemplari sì già sviluppati, ma appartenenti a specie con chiome decisamente più ridotte. Il risultato visivo immediato è quello di un netto impoverimento del verde pubblico: dove prima c'era una cupola verde continua e ombrosa, oggi si stagliano fusti sottili che faticano a proiettare anche solo pochi metri di ombra.
I pini abbattuti non erano e non sono semplici elementi decorativi, ma veri e propri regolatori climatici urbani. Proprio dell'ultimo periodo, a fronte di estate torride, ondate di calore e cambiamenti climatici, l'invito a ripensare le città trasformando il verde urbano da semplice elemento decorativo a infrastruttura ecologica essenziale per la vita cittadina. Gli alberi riducono l'effetto isola di calore e abbassano le temperature estive grazie all'ombra e all'evaporazione dell'acqua; rendono l'aria più pulita catturando polveri sottili e ozono. E ancora, la presenza di più giardini e aree verdi permette un migliore assorbimento dell'acqua piovana riducendo il rischio di allagamenti, ma soprattutto gli spazi verdi offrono luoghi di socialità, sport e relax. Osservazioni che erano emerse durante i lavori di restyling del principale corso cittadino.
Dopo l'addio ai pini storici, la nuova missione a cui ambire sarà quella di restituire lo stesso valore paesaggistico e ambientale che è stato appena cancellato.