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giovedì 19 ottobre 2017

QUA LA ZAMPA — il Blog di Monica Nocciolini

Monica Nocciolini

Si fa presto a dire cane: che cane? da compagnia? da lavoro? simpatico? scorbutico? pelandrone? magrolino o cicciotto? brigante o tenerone? C'è tutto un mondo a quattro zampe, nella vita quotidiana di ognuno di noi e delle nostre società. La giornalista Monica Nocciolini, ideatore di qualazampa.news, vi aiuta a conoscerlo. Zampe in spalla!

​Gli amici? Si vedono nel momento del bisogno

di Monica Nocciolini - venerdì 28 luglio 2017 ore 16:16

Un cartello che dice di non sporcare

Sì sì: col cane tutti amici amici, poi nel momento del bisogno... Il bisogno, sì. Quello solido, da raccattare. Via diciamolo: la cacchina, esito fatale di ciotole aspirate a mo’ di idrovora con un appetito che sempre ci fa venire gli occhi a cuoricino. Epperò poi dopo la conseguenza è il momento del bisogno. E va raccolto; uno dei momenti meno entusiasmanti della relazione col cane. Perché sì tutto si fa, per lui. Dalla raccolta delle feci, però, non c’è proprietario che non vorrebbe svicolare.

A parte le soluzioni a tecniche miste (sacchetto a mano, con paletta, con pinza, con incursioni sempre più creative da parte dell’industria del pet care per mantenere una certa distanza tra dita e ‘cosa’), per il resto gli stratagemmi sono mille: da chi si finge totalmente assorbito da un inesistente pruno sotto un’unghia e “oh caspita non me n’ero accorto”, a chi controlla con l’occhio a parabolica se l’area sia sufficientemente deserta da consentire di battersela alla chetichella, gobbi come la Befana per il senso di colpa di aver lasciato ai posteri lo sgradito inciampo. C’è persino la categoria degli spavaldi, quelli che davanti all’orrido mucchietto tirano dritto con nel ghigno l’inciviltà fiera del “Io non la raccolgo ehmbè che c’è”?

Che c’è? C’è che le famiglie con un componente a quattro zampe aumentano e dunque – soprattutto in ambito urbano dove la densità di cani è maggiore – è giusto favorire una convivenza cordiale e pacifica tra tutti e con tutti tenendo pulito lo spazio che condividiamo. Raccogliere si pone come imperativo sempre nei casi di cacchina regolamentare, e buona creanza vuole che si provveda al meglio possibile in caso di pancini disturbati con incidenti tipo cacca-spray.

Ci sono poi gli eccessivi. L’altro giorno sui social la mia amica Elena, educatrice cinofila, raccontava con sconcerto: “Appena il suo cane si è accovacciato, la signora ha preso il sacchetto e glielo ha piazzato direttamente sotto in maniera che i bisogni vi finissero prima ancora di toccare terra”. Elena ne faceva una questione di violazione di uno dei rari momenti intimi persino per il cane. Un siffatto sistema di raccolta, era il suo pensiero, per il cane è un’intrusione fonte di disagio immediato e imponderabili ripercussioni. La povera, è stata ripagata con un: “Bene ha fatto, la macchia di cacca a terra fa schifo. Anche la macchia della pipì fa schifo”.

E qui si apre un altro fronte. Già perché se sulla raccolta delle deiezioni solide del cane fioccano regolamenti di polizia municipale e in assenza vigono senso civico e reciproco rispetto – anche tra specie animali, per chi ad esempio passeggi col cane nei boschi dove nessuno vede ma dove infezioni e malattie si trasmettono allo stesso modo – su quelle liquide c’è tutto un universo di divieti da esplorare. Il sindaco di Torri del Benaco l’anno scorso ha provato a emanare un’ordinanza in cui obbligava i proprietari di cani a rimuovere la pipì. Il provvedimento è stato accolto con pubblico ludibrio. Nessuno lo ha imitato. Per ora. 

Monica Nocciolini

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