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mercoledì 22 maggio 2019

Lavoro lunedì 18 dicembre 2017 ore 18:05

Aferpi, un cortocircuito col contenzioso legale

L'Unione sindacale di base ha sollevato i dubbi sulla scelta di Governo e sindacati per Aferpi: "L'unico dato certo sono i tempi"



PIOMBINO — "Nel nostro paese i tempi dei contenziosi legali sono lunghissimi. Tutti ne sono consapevoli ma nonostante ciò la strategia che è stata intrapresa, per risolvere la vicenda Aferpi, è proprio questa. Una non strategia dal punto di vista sindacale". Così Usb Piombino ha commentato in una nota gli ultimi sviluppi sulla questione dell'acciaieria piombinese, dalla lettera di citazione alla volontà dei sindacati di costituirsi parte civile.

"Sarà la cosa migliore per i lavoratori e per questo territorio? - hanno aggiunto - L’unico dato certo sono i tempi. Molto probabilmente passeranno anni. I lavoratori come ci arriveranno? Forse qualcuno non ha capito che per i lavoratori dell’indotto gli ammortizzatori sono terminati. Siamo in emergenza. Nonostante questo si continua a trattare con il governo senza alzare l’asticella delle richieste, si tratta con il sorriso come se nulla fosse. Ma è il governo che deve decidere una volta per tutte se continuare a trattare i lavoratori piombinesi come di serie B o se intervenire, come a Taranto con la Cassa depositi e prestiti. Lo potrebbe fare in partecipazione con Rebrab oppure, visto che non ci sono vie d’uscita, nazionalizzando l’intero stabilimento". 

Insomma, per Usb Piombino è arrivato il momento di sostenere l'occupazione in maniera più incisiva evitando "l’ennesima svendita al privato". 

"Questi sindacati si scandalizzano quando sentono la parola nazionalizzazione ma non si sono mai scandalizzati quando c’era da stare buoni durante l’approvazione del Job Act o la riforma delle pensioni. Nessuno si è scandalizzato troppo quando è stato abolito l’articolo 18. E’ solo una questione di volontà. - e hanno concluso - L’Unione Sindacale di Base continua a credere che sia arrivato il momento di rompere i vecchi equilibri sindacali e politici. Rompere con gli accordi più o meno taciti e ridare la parola finalmente ai lavoratori e alle lavoratrici".



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