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mercoledì 21 agosto 2019

Lavoro sabato 28 ottobre 2017 ore 16:30

"Dopo l’algerino non c’è nessuno"

"Che sorpresa ci aspetta il 30?", se lo sono domandati Massimo Lami e Andrea Marianelli (Usb) che provano ad abbattere un tabù



PIOMBINO — "Hanno fatto di tutto per cacciare l'algerino, facendoci fare il salto nel buio", così hanno esordito in una nota Massimo Lami e Andrea Marianelli, nuovi esponenti Usb, in merito alla piega che sta prendendo la vicenda Aferpi a pochissimi giorni dall'incontro al Ministero dello Sviluppo economico.

"Sanno tutti che dopo l’algerino non c’è nessuno, Fim Fiom e Uilm chiedono un nuovo commissario, ma che dovrebbe fare il nuovo commissario? Ricordo che quando arrivò il signor Nardi, avevamo tonnellate e tonnellate di blumi e billette a scorta, prodotte precedentemente, che poi il commissario ha fatto laminare, ma adesso che cosa dovrebbe far laminare il nuovo commissario richiesto? Quindi parrebbe la solita storia: il nuovo commissario avrà solo il compito di fare cassa e vendere il possibile, magari ancora 'a spezzatino' e dividere ancora di più la fabbrica", hanno commentato Lami e Marianelli.

I responsabili di tutto questo? Per i due Usb il primo responsabile è il Governo, Gentiloni, Calenda e Renzi nei rispettivi ruoli.

"Hanno fermato l’altoforno facendoci credere che gli altoforni erano tecnologia vecchia e inquinante, mentre Arvedi comprava l’altoforno di Trieste per produrre ghisa e usufruirne per i forni elettrici; hanno scelto un padrone che poi alla fine non hanno saputo gestire, allora perchè lo hanno scelto? Chi e come sono stati valutati il piano industriale e la solidità economica di Cevital prima di dargli fiducia? Poi anche i sindacati lo hanno scaricato, ma soprattutto, perché il Governo non ha voluto fare da subito un prestito ponte per poter costruire una acciaieria nuova ed entrare in prima persona nella gestione della fabbrica?".

"Che sorpresa ci aspetta il 30?", domanda lecita soprattutto in vista dell'incontro del 30 Ottobre. Per Lami e Marianelli ci sarebbero le condizioni e le necessità della nazionalizzazione, ma "la parola nazionalizzazione per i leader di Fim Fiom e Uilm è tabù. - hanno aggiunto - Sarebbe il caso che il 30 inizino questa discussione al Mise".



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